Ecco qual è I'impatto migratorio sull’economia

16 settembre 2015, Luca Lippi
Ecco qual è I'impatto migratorio sull’economia
Analizzare i dati al netto delle migliaia di problematiche che il fenomeno nasconde è piuttosto semplice, tuttavia Bloomberg lo ha fatto e cerchiamo di analizzarli dal nostro punto di vista.

Dice Bloomberg: “entro il 2020, ci vorranno 42 milioni nuovi europei per sostenere il sistema di welfare e pensionistico del Vecchio Continente”. Questo è vero ma solamente col suffragio di una politica per l’immigrazione efficace.

Il principio generale è valido, anche la Merkel che per dabbenaggine e pigrizia mentale delle masse è diventata il genio della politica europea (negli stati Uniti la pensano diversamente ma la usano finché serve) dice che i tedeschi non possono farcela da soli. E infatti si sceglie i suoi immigrati come fanno i “caporali” quando scelgono la manodopera per i campi.

L’esigenza di analizzare il fenomeno migratorio usando le sinapsi sorge dalla necessità di risolvere un problema più grande; la Germania, insieme all’Italia e al Giappone, è tra i paesi super aged (un abitante su cinque ha 65 anni) quindi ha bisogno di rifugiati. Per la Germania i rifugiati preferiti sono i siriani altamente qualificati, adatti a contrastare il calo demografico e l’invecchiamento della sua popolazione. 

Secondo uno studio dell’Ocse del 2014, negli ultimi dieci anni gli immigrati hanno riempito il 70% di tutti i nuovi posti di lavoro creati in Europa e il 47% negli Stati Uniti. In presenza di forti ambiguità nei criteri di valutazione dell’impatto dell’immigrazione sulle finanze pubbliche, vari studi hanno confermato che l’impatto dell’immigrazione sui bilanci statali è minimo, e se è vero (come è vero) che in economia esiste il cosiddetto “surplus dell’immigrazione", sarebbe superficiale non precisare che questo è valido solo ed esclusivamente per una immigrazione “selezionata ed efficace”.

Intanto l’Italia è visto come un paese di transito per l’immigrazione “utile” e questo già offre diversi spunti per confermare le perplessità sull’operato economico e finanziario dei governi che si sono succeduti fino ad oggi nel nostro paese (neanche i disperati scommetterebbero un centesimo su di noi). Chi rimane sono solamente quelli che hanno la matematica certezza di poter vivere di espedienti guadagnando di più che nei luoghi di provenienza e a rischi assai più accettabili.

Nel rapporto della fondazione Leone Massa leggiamo “I lavoratori stranieri, che rappresentano oggi circa il 10% di tutti i lavoratori in Italia, contribuiscono per circa € 123 milioni di euro di valore aggiunto, pari all’8,8% della ricchezza nazionale totale”, salvo poi andare in perdita nell’impiego delle forze dell’ordine e nelle procedure giudiziarie conseguenti (senza calcolare i danni per le vittime) per tutta quella parte che di lavorare non ne ha mai avuta l’intenzione neanche in “navigazione”.

Infine, Unioncamere e Infocamere evidenziano la crescente diffusione delle imprese condotte da lavoratori immigrati, con circa 28mila imprese in più (+5,6% sul 2013), sulla base dei dati degli ultimi tre anni del Registro delle imprese 86mila in più le imprese create dagli immigrati tra il 30 giugno 2012 e il 30 giugno 2015. 

Complessivamente, gli immigrati impiegati sono oggi poco meno di 540mila, pari all’8,9% del tessuto produttivo nazionale, con una presenza cospicua soprattutto nelle Costruzioni, nel Commercio all’ingrosso e al dettaglio, nel Noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese e nei Servizi di alloggio e ristorazione.

Dati interessanti, ma sarebbe assai più interessante condurre un’indagine sulla pratica “del prestanome”. Molte di queste attività funzionano come le schede telefoniche intestate a chiunque fuorché l’utilizzatore (non in buona fede). Come si può escludere l’intervento della criminalità organizzata dietro questi “impieghi”?

Purtroppo i dati devono essere letti con correttezza intellettuale, i numeri hanno una vita propria come l’intelligenza e la capacità di analisi sono nemiche della demagogia. Proviamo a ragionare trasversalmente con onestà? Al netto di tutto, anche noi plauderemo al “surplus dell’immigrazione”.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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