Ministro Giannini: "A scuola non c'è il gender, vie legali per chi lo dice"

16 settembre 2015, Andrea De Angelis
Il Miur "in queste ore sta inviando a tutti i dirigenti scolastici una circolare" in cui si ribadisce che la "Buona scuola" non introduce la teoria del gender. Così il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, come riportato dall'Ansa

Ministro Giannini: 'A scuola non c'è il gender, vie legali per chi lo dice'
Se "ciò non bastasse", ha aggiunto, c'è "una responsabilità irrinunciabile a passare a strumenti legali" contro questa "truffa culturale".

"Chi ha parlato e continua a parlare di 'teoria gender' in relazione al progetto educativo del governo Renzi sulla scuola compie una truffa culturale e voglio dire con chiarezza che ci tuteleremo con gli strumenti adeguati", ha detto ancora il ministro a Radio24. 

Alla domanda successiva del conduttorre, Gianluca Nicoletti, se il ministero si sta muovendo in questa direzione, la titolare del dicastero di viale Trastevere ha poi risposto: "Eh beh, sì, perché facciamo chiarezza con circolari e in altri modi, ma se ciò non dovesse bastare credo che ci sia una responsabilità irrinunciabile di passare anche a strumenti legali".

Già mesi fa il ministro Giannini si era espressa sul tema incontrando
 con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, il presidente del gruppo di Area popolare al Senato, Renato Schifani e una delegazione di parlamentari che avevano partecipato al Family Day di sabato 20 giugno a Roma, guidata dal coordinatore di Ncd, Gaetano Quagliarello.

Il vertice aveva riguardato, come riportato da Avvenire.it,  la norma contenuta nel maxiemedamento sulla scuola proposto dal governo, che introduce attività formative extracurricolari per contrastare «la violenza e le discriminazioni di genere». Espressione che aveva suscitato l’allarme dei genitori, per una possibile apertura all’introduzione nelle scuole della teoria del gender. 

Ipotesi categoricamente esclusa dal ministro Giannini, che, riferì dopo l'incontro Quagliariello, ha «dissipato ogni possibile confusione che avrebbe potuto essere ingenerata da ambiguità lessicali rilevate nel maxiemendamento». 


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