Teoria gender, Prestipino (Pd). “Bene Giannini, ma io non avrei annunciato querele"

16 settembre 2015, Lucia Bigozzi
Teoria gender, Prestipino (Pd). “Bene Giannini, ma io non avrei annunciato querele'
“Bene il ministro Giannini, giusto tutelare la riforma dalle falsità. Io al suo posto non avrei annunciato querele ma una campagna di sensibilizzazione capillare tra la gente”. Patrizia Prestipino, parla con Intelligonews nel doppio ruolo di “addetta ai lavori”: insegnante e dirigente nazionale del Pd con delega alla Scuola. Ha lavorato alla riforma e sul “famigerato” comma non ha dubbi: solo falsità e mistificazioni. Nessun ragazzo indosserà la gonna, nessuna ragazza metterà la cravatta…”.

Come valuta l’annuncio del ministro dell’Istruzione? Ha ragione la Giannini?

«Assolutamente sì. Usa toni forti come quelli del ricorso a vie legali perché rappresenta istituzionalmente la pubblica istruzione e deve tutelare la riforma della scuola. Sa qual è il problema? Lo dico da insegnante e da dirigente di partito: su questa riforma fin da subito sono sempre girate falsità e mistificazioni in quantità industriale, portate avanti in malafede o in maniera  ingenua e ignorante. Mi sono trovata più di una volta ad affrontare dibattiti radiofonici o televisivi con eminenti esponenti del mondo sindacale e del mondo della scuola ed ho sempre sentito dire bugie e falsità. Un atteggiamento strumentale oppure derivante dalla non conoscenza della legge. Ho dibattuto anche nella mia scuola con alcuni colleghi preoccupati sull’aspetto, mistificato dall’esterno, della parità di genere.. Ho spiegato loro che non era affatto come è stato fatto passare: dire che ai maschietti verrà fatta indossare la gonna e alla ragazze la cravatta rappresenta una semplificazione di una banalità e di una falsità impressionanti. L’obiettivo vero, invece, è porre l’accento sulla parità di genere e fare una battaglia culturale contro ogni tipo di discriminazione, che non è solo razziale e sociale ma anche di tipo sessuale»

Ma non pensa che annunciare querele possa tradursi nel rischio di un bavaglio alla libertà di opinione?

«Il ministro rappresenta il governo e deve tutelare la riforma; dunque non ci trovo niente di sconvolgente nell’uso di toni forti. Se fossi stata io al suo posto, forse non l’avrei fatto preferendo dedicarmi a una capillare campagna di informazione anche attraverso manifestazioni pubbliche per spiegare di persona dove sta la truffa, cioè l’imbroglio della forzatura che viene fatta sul gender. L’informazione passa attraverso i docenti: l’altro giorno ho spiegato il punto specifico a una collega preoccupata; una volta compreso la realtà dei fatti si è tranquillizzata. Ne parleremo a scuola coi ragazzi che fin da subito mi hanno fatto domande con interesse sulla riforma della scuola e sul famoso articolo tanto contestato. Ho spiegato che si tratta dell’attuazione del principio di pari opportunità. Presidi, docenti, ragazzi e genitori devono essere coinvolti e collaborativi e comprendere che è importante che si parta dalla scuola per sensibilizzare i giovani su tematiche così delicate per evitare qualsiasi tendenza omofobica. E questo vale per tutti: donne, uomini e omosessuali»

Manif Pour Tous a Intelligonews rilancia la battaglia anti-gender e si dice pronta a “trasformare ogni scuola in trincea”. Cosa risponde?

«Diciamo la verità: ci sono associazioni legate al mondo della sinistra e al mondo della destra che affrontano le tematiche secondo il loro punto di vista. Quando scendono in piazza associazioni che ruotano nell’alveo della destra, quando i quotidiani Il Giornale o Libero fanno le loro campagne sul gender, verrebbe da dire che fanno il loro mestiere di opposizione ma lo fanno male e mistificano».

Dunque è una “truffa culturale”?

«Se per truffa culturale si intende la mistificazione sì, perché è chiaro che tu stai alterando il concetto di realtà. Non c’è alcuna costruzione sociale dietro al principio di parità di genere, bensì l’impegno a sensibilizzare la comunità scolastica e in primis i ragazzi a comprendere l’importanza della prevenzione rispetto a ogni forma di discriminazione nei confronti degli altri. Non capisco dove stia lo scandalo. Dobbiamo forse continuare ad allevare generazioni di omofobi e violenti?».

Secondo lei il Family Day è una “truffa culturale”?

«Ho molto rispetto per le idee degli altri, comprese associazioni ed esponenti del mondo cattolico. Trovo tuttavia imbarazzanti le frasi alla Giovanardi e quando le sento, rabbrividisco. E faccio altrettanto quando vedo andare in piazza al Family Day politici famosi per le loro scappatelle o per aver avuto diversi matrimoni. L’ipocrisia deve stare lontano da queste tematiche, altrimenti nessuno può essere considerato credibile. Il politico non può predicare bene e razzolare male, cioè andare in piazza a difendere i valori che lui per primo ha tradito. La destra estrema e quella conservatrice hanno alzato un polverone che, invece di mettere in evidenza la realtà delle cose, punta a raccontare l’opposto strumentalmente e questo non è bello perché gli attori principali dell’educazione sono i genitori, insieme ai ragazzi e ai docenti. E siccome qui stiamo parlando di comunità scolastica, ogni falsità dovrebbe restare fuori dal portone»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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