Deserto della morte fra Siria-Giordania: 75mila rifugiati nella "terra di nessuno"

16 settembre 2016 ore 9:34, Americo Mascarucci
75mila rifugiati sono bloccati nel deserto ai confini fra Siria e Giordania dopo che Hamman ha chiuso le frontiere.
La denuncia arriva da Amnesty International che ha diffuso immagini filmate e riprese dal satellite che mostrano queste persone di fatto abbandonate e prive di qualsiasi sostegno umanitario. 
Le testimonianze raccolte dall'organizzazione per i diritti umani nel terrapieno sabbioso conosciuto come il berm forniscono un quadro disperato di sofferenza umana e mettono in luce le tragiche conseguenze della mancata condivisione delle responsabilità per la crisi globale dei rifugiati. 
La prossima settimana, i leader del mondo si ritroveranno a New York per discutere di questo tema in due vertici ad alto livello. Attivisti siriani dell’area di Palmira hanno inviato le immagini delle tombe ad Amnesty International e parlato di «cimiteri improvvisati» sempre più grandi. 
La Ong ha verificato attraverso immagini satellitari e confermato l’esistenza di centinaia e centinaia di sepolture. Si trovano in mezzo alle tende e ai rifugi improvvisati vicino a Rukban, in pieno deserto. 
La fuga dei disperati si è arenata qui dopo che Amman ha chiuso ai rifugiati, negando qualsiasi possibilità di accesso al Paese. «
"L’assenza di cure mediche adeguate e le drammatiche condizioni di vita hanno conseguenze letali. La mancanza d’igiene, la situazione sanitaria e il limitato accesso all'acqua potabile hanno provocato numerosi casi di epatite, che si ritiene essere la principale causa di morte tra i bambini", denuncia Amnesty. 

Deserto della morte fra Siria-Giordania: 75mila rifugiati nella 'terra di nessuno'
Da giugno, secondo fonti umanitarie, vi sono stati almeno 10 decessi causati dall'epatite, nella maggior parte dei casi per itterizia
Gli operatori hanno riferito della morte di almeno nove partorienti. 
"La situazione – dice Tirana Hassan, direttrice per le risposte alle crisi di Amnesty International – è un’amara fotografia delle conseguenze della vergognosa mancanza di condivisione delle responsabilità per la crisi globale dei rifugiati, a seguito della quale molti Paesi confinanti con la Siria hanno deciso di chiudere le loro frontiere ai rifugiati". 
Le Nazioni Unite stanno negoziando con le autorità giordane un piano che preveda l’apertura di centri di distribuzione degli aiuti umanitari a due chilometri di distanza dal confine: una sorta di zona franca che consentirebbe la ripresa della fornitura di aiuti. Le immagini satellitari ottenute da Amnesty International mostrano che dall'ottobre 2015 la densità della popolazione nei pressi dei valichi di frontiera di Rukban e Hadalat è complessivamente aumentata in modo assai deciso, pur in presenza di una piccola diminuzione delle presenze ad Hadalat, tra giugno e luglio, a seguito del blocco degli aiuti umanitari e degli attacchi aerei della Russia nella zona. 
A Rukbal il numero dei rifugi improvvisati è salito dai 368 dello scorso anno a 6563 a luglio e a oltre 8295 a settembre del 2016. Il recente aumento conferma che, negli ultimi mesi, migliaia di siriani hanno continuato a fuggire da crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani pressoché quotidiani.

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