Nuovo record del Debito pubblico: 2.252 mld nonostante interessi a zero

16 settembre 2016 ore 10:12, Luca Lippi
Pubblicato il bollettino mensile statistico della Banca d’Italia quello dedicato alla finanza pubblica, e si legge che a luglio il debito pubblico italiano è aumentato di 3,4 miliardi a 2.252,2 miliardi di euro, registrando un nuovo record storico
La Banca d'Italia indica che l'incremento del debito è inferiore a quello delle disponibilità liquide del Tesoro (8,5 miliardi, a 101,0 miliardi), riflettendo l'avanzo di cassa (5,4 miliardi). L'effetto complessivo degli scarti e dei premi di emissione, della rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e della variazione del tasso di cambio dell'euro hanno aumentato il debito per 0,2 miliardi.
Per quanto riguarda la ripartizione per sottosettori, il debito delle amministrazioni centrali è cresciuto di €3,5 miliardi, quello delle amministrazioni locali è diminuito di €0,2 miliardi.
Nei primi sette mesi del 2016 il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 80,5 miliardi. L'incremento riflette il fabbisogno (19,4 miliardi) e l'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (65,3 miliardi); complessivamente gli effetti dell'emissione di titoli sopra la pari, della rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e della variazione del tasso di cambio dell'euro hanno invece ridotto il debito per 4,1 miliardi.
Le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state  a luglio pari a €38,6 miliardi (€37,8 miliardi nello stesso mese del 2015). Nei primi sette mesi del 2016 le entrate tributarie sono state complessivamente pari a 236 miliardi, in aumento del 4,9% rispetto a quelle relative allo stesso periodo dell'anno precedente; al netto di alcune disomogeneità contabili e temporali (riguardanti principalmente l'Irpef, l'Iva, l'imposta di bollo virtuale il canone Rai), si può stimare che la crescita sia stata significativamente inferiore. 
Specificano i tecnici di Banca d’Italia: “Al netto di alcune disomogeneità contabili e temporali che riguardano Iva, ritenute Irpef e canone Rai la crescita del gettito è per la verità di gran lunga inferiore rispetto al dato fornito". 

Nuovo record del Debito pubblico:  2.252 mld nonostante interessi a zero

In sostanza, in totale nei primi sette mesi di quest'anno, il debito pubblico è salito di 80,5 miliardi di euro. Non è un dato che deve preoccupare in assoluto, piuttosto una spinta a fare riforme giuste e concrete capaci di dare realmente una scossa all’economia del Paese. 
La liquidità non manca, ma è tesaurizzata, cioè ferma nelle “segrete” dei privati che teme prelievi coatti e quindi non circolando non produce ricchezza per la collettività e a caduta anche per le casse del Tesoro.
Il rischio che possano scattare le clausole di salvaguardia è piuttosto concreto, le regole si possono condividere o discutere, ma se queste ci sono devono pur essere rispettate.
Il centro studi di Confindustria avanza una proposta, e il capo economista di Confindustria, Luca Paolazzi dice: "L'Italia è ferma da 15 anni. Non riusciamo a schiodarci dalla malattia della bassa crescita di cui soffriamo dall'inizio degli anni Duemila". 
Analizzando i dati del suo Centro Studi commenta: "prima, durante e dopo la Grande Recessione si è accumulato un distacco molto ampio con altri Paesi dell'Ue”. 
In effetti, tra 2000 e 2015 il Pil è aumentato in Spagna del 23,5%, in Francia del 18,5% e in Germania del 18,2%. 
In Italia purtroppo si è incanalata una tendenza anomala. Prosegue Paolazzi: il Pil è calato dello 0,5% e il gap aumenta ancor più rapidamente".
Il Centro studi degli industriali sottolinea che "senza flessibilità si rischia una manovra correttiva da 1 punto di Pil. Il deterioramento del quadro macro comporta un peggioramento del deficit e, a parità di obiettivo (ad oggi per il governo è 1,8% nel 2017) richiederebbe uno sforzo maggiore.
Per il Centro studi di Confindustria nel 2016 la crescita si ferma allo 0,7% e nel 2017 allo 0,5% con deficit al 2,3%, che richiederebbe "una manovra complessiva sui saldi di 16,6 miliardi".
Mentre scriviamo, intanto, il debito pubblico sale ancora, perché siamo a settembre inoltrato mentre le rilevazioni sono ferme a luglio.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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