Putin alla prova elezioni: è un voto su Vladimir più che sulla Duma

16 settembre 2016 ore 10:50, intelligo
di Luciana Palmacci

È la prima verifica dopo le ultime presidenziali russe e le proteste di piazza che lo precedettero nell'inverno 2011-2012. Ora da Kaliningrad a Vladivostok, tutti al voto. Le legislative del 18 settembre saranno un esame importante per Vladimir Putin, a meno di due anni dalla fine del suo terzo mandato non consecutivo. Un test, dopo che la Russia in questi quattro-cinque anni ha visto cambiare e ha cambiato la sua relazione con l'esterno, gli equilibri internazionali e quelli con la Nato. Dimezzato il prezzo della sua fonte principale di reddito, il petrolio, e di conseguenza il valore della sua moneta, il rublo, contro l'euro e il dollaro. Una crisi economica non ancora superata e un parziale isolamento finanziario rispetto all'Occidente, determinato da alcune sanzioni decise dall'Ue, dagli Usa e da altri Paesi, in seguito alla crisi ucraina e all'annessione russa della Crimea, considerata dal Cremlino irreversibile. 

Putin alla prova elezioni: è un voto su Vladimir più che sulla Duma

Putin come ha attraversato questo periodo così complicato? Questo il quesito che si nasconde dietro le legislative in arrivo per il rinnovo della Duma, la camera bassa del Parlamento russo. In teoria non era la sua campagna elettorale, ma quella di Russia Unita, il partito di governo che nei sondaggi risulta in calo di consensi, mentre la popolarità del leader del Cremlino è bloccata a un invidiabile 82%. Il test sarebbe già chiuso con questa doppia cifra, ma in discussione c'è anche la tenuta di tutto il sistema creato e ricreato da Putin. 
Il vecchio, il partito Russia Unita costruito intorno a Putin, in calo di consensi secondo i sondaggi, e il nuovo, come la Crimea, dove non a caso si è recato il leader russo il giovedì prima del voto. Per Vladimir Putin si avvicina il momento della verità. Ma è proprio in Crimea che si gioca la partita più importante di queste legislative. Nella penisola più che altrove il referendum Putin, sì o no, è il sottotesto di queste elezioni, mentre è ancora calda la crisi ucraina, anche nel voto. Prima il ministero degli Esteri ucraino ha praticamente vietato di votare nelle sedi consolari russe in Ucraina, durante le elezioni per la Duma di Stato della Russia. Allo stesso tempo, Kiev ha spiegato che avrebbe dato il permesso di tenere le elezioni, se la Russia le avesse annullate in Crimea. La penisola restano comunque uno snodo centrale di queste elezioni. 
Ma non c'è soltanto la Crimea, un altro punto chiave, proprio a fronte delle accuse già lanciate dall'opposizione di piazza nel 2012, è la necessità evidente che aveva il potere centrale, per legittimarsi nuovamente, di garantire elezioni a prova di accuse per brogli. E per questo si è preparato scegliendo l'uomo, anzi la donna giusta: la neo presidente della Commissione elettorale centrale della Federazione Russa, Ella Pamfilova è considerata equidistante e ha promesso di dimettersi in caso di un suo fallimento nelle prossime elezioni per la Duma di Stato, pur esprimendo l'auspicio di mantenere il proprio posto in caso di risultati accettabili.  
Il 18 settembre dunque al voto tutta la Federazione Russa in un solo giorno. Le elezioni si terranno con sistema elettorale misto: su 450 deputati, 225 sono eletti da liste di partito (sistema proporzionale), e 225 con sistema maggioritario. Per entrare nella Duma i partiti devono superare la barriera del 5%. Il sistema misto è lo stesso utilizzato nelle elezioni nel 1993, 1995, 1999 e 2003. Al primo gennaio 2016 nella Federazione Russa (compresa la Repubblica di Crimea e la città di Sebastopoli) sono stati registrati 109.820.679 elettori, ma si arriva a 111 milioni con i residenti all'estero.
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