Per Confindustria "Italia non cresce più". E Padoan risponde

16 settembre 2016 ore 14:49, Luca Lippi
Confindustria ha tagliato nuovamente le sue stime di crescita per l’italia. Il Centro Studi di Confindustria prevede per il 2016 un aumento del PIL dello 0,7% (da +0,8%) e per il 2017 dello 0,5% (da +0,6%).
Confindustra intravede e fa emergere una serie di ostacoli che fanno prevedere in futuro un deterioramento della situazione già sufficientemente negativa. In sostanza secondo il Centro Studi di Confindustria, per ottenere una crescita maggiore, bisognerebbe lavorare su due fronti: quello della rimozione degli ostacoli che intralciano il pieno sfruttamento del potenziale che c’è e quello dell’ampliamento di questo potenziale.
Gli ostacoli secondo Confindustria
Primo fra tutti secondo Confindustria,  il credito che vivendo una continua contrazione sclerotizza l’elasticità delle imprese. Poi segnala lo stallo dell’edilizia che nei fatti è il motore della ripresa, e attualmente è totalmente ferma soprattutto riguardo le infrastrutture, in ultimo, ma non ultimo, il problema della competitività che non è affatto aiutata e anzi causata dallo sganciamento del costo del lavoro dalla produttività.
L’ampliamento del potenziale secondo Confindustria
L’ampliamento del potenziale deve avere origine dall’individuazione della staticità del ciclo produttivo che il Centro studi individua nel declino della popolazione in età di lavoro. L’una e l’altra, spiega il Centro Studi di Confindustria, richiedono più investimenti, in capitale fisico e capitale umano. Nei beni strumentali, nell’innovazione e nelle persone.
Nella nota si legge che “nel contesto di accresciuta turbolenza globale l’economia italiana presenta una debolezza superiore all’atteso”, in sostanza la risalita del Pil si è arrestata già nella scorsa primavera e gli ultimi indicatori congiunturali non puntano a un suo rapido riavvio, piuttosto confermano il profilo piatto, fa capire Confindustria.
Gli investimenti privati, in particolare, sono penalizzati in Italia. Alla ragione comune in questa fase a tutti i paesi (le scarne prospettive della domanda) si sommano quelle tipiche del Paese: burocrazia, norme complesse e poco chiare, giustizia lunga, tassazione elevata, infrastrutture carenti, istituzioni del mercato del lavoro, concorrenza frenata.
Per Confindustria è quindi urgente lanciare misure a favore degli investimenti che spronino la produttività. Nell’attuale contesto gli economisti ritengono inoltre che sia vitale proseguire e anzi approfondire il processo riformista.

Per Confindustria 'Italia non cresce più'. E Padoan risponde

Tuttavia Padoan non fa mancare la sua risposta al grido di allarme lanciato da Confindustria, e subito interviene (come fa raramente) dicendo senza mezzi termini: “le stime dovrebbero essere migliori di quelle di Confindustria sia per il 2016 che per il 2017". 
Questo perché , spiega Padoan, le stime del centro Studi di Confindustria si basano “su ipotesi di policy diverse da quelle che il governo, intende proporre. Io prendo comunque le stime come una sollecitazione”. 
Padoan ha poi invitato tutti a guardare anche i dati sull’occupazione registrano “dinamiche superiori” rispetto ad altri Paesi europei. Debito, deficit e crescita restano le principali sfide del Governo anche se “la strada resta stretta”. 
La riduzione delle tasse continuerà nel 2017, si conferma “il primo pilastro della strategia dell’Esecutivo”, secondo pilastro ha ribadito il titolare del ministero di via XX Settembre “sarà la finanza per la crescita”.
Assistiamo al botta e risposta fra Confindustria e Padoan attendendo i prossimi dati macro e soprattutto la Legge di stabilità 2017.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]