Morto Carlo Azeglio Ciampi: quella scelta per l'Euro fra luci e ombre

16 settembre 2016 ore 13:03, Americo Mascarucci
E’ morto oggi all'età di 96 anni l’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
E’ stato l’unico politico italiano ad aver occupato le più importanti posizioni istituzionali della Repubblica senza essere mai stato eletto. 
Infatti, dopo un’iniziale militanza giovanile nel Partito d’Azione, non aveva più militato in nessun partito ma ciò non gli aveva impedito di diventare una sorta di jolly istituzionale, il classico "uomo buono per tutte le stagioni". 
E difatti quando nel 1993 in piena tangentopoli si avvertiva la necessità di dar vita ad un governo tecnico sganciato il più possibile dai partiti e sostenuto dalla più ampia base parlamentare per affrontare le emergenze economiche del Paese, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro si rivolse a lui, al potentissimo Governatore della Banca d’Italia conferendogli l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri. 
Ciampi è stato nell'ordine:
Governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993, presidente del Consiglio dei Ministri (1993-1994), Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica prima dal 1996 al 1997 e poi dal 1998 al 1999. 
Primo presidente del Consiglio e primo capo dello Stato non parlamentare nella storia della Repubblica, Ciampi fu anche il secondo Presidente della Repubblica eletto dopo essere stato Governatore della Banca d'Italia, dopo Luigi Einaudi nel 1948. 

Come presidente della Repubblica sarà probabilmente ricordato per il suo attaccamento allo spirito risorgimentale, alla riscoperta del patriottismo nazionale e del Tricolore, per la valorizzazione dell’inno nazionale, per il ripristino della festa nazionale del 2 Giugno con tanto di parata militare in precedenza abolita, per aver reso omaggio ai caduti di El-Alamein tentando anche di favorire un’autentica pacificazione nazionale chiudendo definitivamente le ferite seguite alla guerra civile italiana. 
Pur non essendo stato iscritto a nessun partito è stato chiaro a tutti come il campo di azione di Ciampi fosse il centrosinistra di matrice ulivista che lo portò ad essere ministro nei governi di Prodi e D’Alema. 
Di lui tuttavia non potrà non essere ricordato il ruolo giocato da Ministro dell’Economia nell'ingresso dell’Italia nell'Euro. Un traguardo per lui raggiungibile ad ogni costo e a qualsiasi prezzo. 
E ancora oggi si dibatte in merito alle condizioni accettate dall'Italia per adottare la moneta comune, con quel cambio molto discutibile che secondo la vulgata dominante avrebbe impoverito l’Italia facendo aumentare i prezzi e l'inflazione e rendendo insostenibile la vita degli italiani.  
Luci e ombre hanno caratterizzato l’uomo Ciampi. 
Fu eletto Capo nello Stato nel 1999 alla prima ed unica votazione con una maggioranza bulgara frutto di un accordo fra Berlusconi e Veltroni, rivolto a bloccare l'ascesa al Quirinale di Franco Marini con la sponsorizzazione di D'Alema. 
Eppure il centrodestra lo ha sempre accusato di partigianeria e di aver reso molto difficile la vita al Governo Berlusconi, non ratificando leggi (la Gasparri su tutte) e blindando in senso anti-berlusconiano la Corte Costituzionale.
Accusa in parte suffragata anche dalla sua presenza in aula a pochi giorni dall'uscita di scena da Presidente della Repubblica nel 2006 per garantire la fiducia al Governo Prodi, quel Governo tenuto in piedi dal voto determinante dei senatori a vita. 
Negli ultimi anni era praticamente uscito di scena ma anche in tempi recenti non aveva mancato di intervenire per rivendicare la scelta dell'Euro di fronte alle sempre più crescenti richieste di uscita dalla moneta unica. 
Pur ammettendo che qualcosa non aveva forse funzionato, non volle in nessun modo riconoscere di aver sbagliato.







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