Crisi subprime, doccia fredda per Deutsche Bank: Usa vogliono 14 mld di dollari

16 settembre 2016 ore 14:39, Luca Lippi
Passato lo scoglio degli stress test da parte di Deutsche Bank di colpo scivola nel tentativo di passaggio sul secondo scoglio che è quello dello scandalo dei Subprime lo stesso che portò al fallimento di Lehman Brothers ed alla crisi finanziaria del 2008, la più grave dalla Grande Depressione degli anni '30. 
Ricordiamo la vicenda, rivista dagli inquirenti statunitensi che stanno osservando dallo scorso anno (settembre 2015) le vicende della grande banca tedesca, sussidiando un report dell’analista Michael Snyder estratto da “Italia Oggi”.
Nel mirino ci sarebbero scambi irregolari di titoli ipotecari scadenti intervenuti tra varie banche prima della crisi finanziaria, Jp Morgan, Bank of America e Citigroup,  riuscirono ad effettuare queste operazioni quando la vigilanza era allentata. Il ministro della giustizia del governo Obama, Loretta Lynch, sin dal principio è determinata a occuparsi seriamente dei movimenti dei massimi colossi bancari, come Barclays, Credit Suisse, Hsbc, Royal Bank of Scotland, Ubs e Wells Fargo, inclusa ovviamente anche Deutsche Bank, perché l’America deve poter dare una risposta alla crisi finanziaria che ha colpito tutto il mondo finanziario.
Già nella primavera 2014, la banca tedesca è stata costretta ad incrementare di 1,5 miliardi il Tier (capitale azionario e riserve di bilancio). Un mese più tardi, maggio 2014, è continuata la corsa alla liquidità, con la banca che annunciava la vendita di 8 miliardi di euro di titoli con uno sconto del 30%. Questa mossa ha messo la pulce nell’orecchio ai mezzi di stampa finanziaria. L’immagine esteriore, calma, della Deutsche Bank non rispecchiava più i suoi sforzi concitati nell’aumentare la sua liquidità. Dietro doveva esserci per forza qualcosa.

Crisi subprime, doccia fredda per Deutsche Bank: Usa vogliono 14 mld di dollari

A marzo del 2015 la banca ha fallito gli stress-test della Bce, ricevendo una severa intimazione a controllare la struttura del suo capitale. Ad aprile 2015, Deutsche Bank ha confermato il suo accordo congiunto con Usa e Regno Unito sulla manipolazione del Libor, il tasso interbancario di riferimento per i mercati finanziari (tasso variabile, calcolato giornalmente, per cedere a prestito depositi in sterline, dollari, franchi svizzeri ed euro da parte delle principali banche operanti sul mercato interbancario londinese). 
Nella primavera dello scorso anno il Cda ha conferito poteri speciali ad uno degli amministratori, Anshu Jain. Il 5 giugno, quando la Grecia non è riuscita a pagare il Fmi, le ripercussioni sono arrivare anche alla Deutsche Bank. E il 6/7 giugno i due Ceo della banca tedesca hanno annunciato entrambi le loro dimissioni, appena un mese dopo dal conferimento dei nuovi poteri (Anshu Jain lascerà per primo, alla fine di giugno; Jürgen Fitschen nel maggio 2016).
Il 9 giugno 2015 Standard & Poor’s ha ridotto il rating della Deutsche a BBB+, ma quello che ha reso le cose ancora peggiori è stato l’incauto comportamento della Deutsche Bank che è costretta a rivelare un’esposizione in derivati da parte della Banca di ben 75 trilioni di dollari. 
Da tener presente che il Pil tedesco di un anno intero è di solo 4 trilioni di dollari. Quest’ordine di misura sta a dimostrare che Deutsche Bank è la classica banca troppo grande per fallire! In sostanza se fallisse farebbe implodere tutto il sistema finanziario europeo.
Soros alla vigilia del Brexit ha dismesso ogni partecipazione azionaria in Deutsche Bank, anche questo è stato un altro segnale significativo della doccia fredda che stava per investire il colosso tedesco.
Il Dipartimento di Giustizia americano, secondo le indiscrezioni avanzate dal Wall Street Journal, avrebbe proposto un patteggiamento del valore di circa 14 miliardi di dollari per chiudere il caso relativo ai bond garantiti da mutui subprime, venduti prima dello scoppio della crisi finanziaria fra il 2005 ed il 2008. 
l'indiscrezione diventa ufficiale, e la cifra sarebbe quasi il triplo dell'importo massimo atteso dagli analisti, che indicavano una multa compresa fra i 2 ed i 5 miliardi di dollari. 
Queste voci hanno fatto letteralmente precipitare il titolo Deutsche Bank al Nyse, dove sono quotate le azioni Adr, che hanno perso oltre il 7% nella seduta di ieri e prosegue nella discesa.
La banca tedesca, che stamattina ha confermato queste indiscrezioni e la cifra con una nota ufficiale, ha detto che le autorità Usa l'hanno invitata a fare una controproposta e che la banca intende trattare ancora per abbassare questa multa. "Deutsche Bank non ha alcuna intenzione di risolvere questa causa alla cifra indicata. I negoziati sono solo all'inizio. La banca si aspetta che porteranno a un esito simile a quelli delle altre banche di pari dimensioni, stabiliti a valori sostanzialmente inferiori", dice lo statement.
Certamente, il pagamento di una multa così salata metterebbe Deutsche Bank in condizioni difficili, avendo la banca chiuso l'ultimo trimestre con utili in forte calo a 20 milioni di euro dagli 818 del pari periodo del 2015 e con ricavi in flessione del 20% a circa 7,4 miliardi di euro. Tuttavia, sul fronte patrimoniale vanta assets per oltre 1.800 miliardi e l'indicatore di adeguatezza patrimoniale Core Equity Tier 1 ratio al 30 giugno era migliorato al 10,8% dal 10,7% precedente.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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