La password della settimana: MENTIRE

16 settembre 2016 ore 16:24, Paolo Pivetti
Mentire sembra essere l’attività preferita dai politici. E forse lo è, almeno stando all’eco che ci viene dalla stampa d’informazione: il sindaco ha mentito sull’assessore; la candidata presidente ha mentito sulla sua malattia; il premier ha mentito e mente sulle tasse... Sorge legittimo il dubbio che sia proprio il mentire lo strumento della persuasione politica. Ma dovremmo forse ampliare il panorama a qualsiasi attività che sia basata sulla comunicazione, e qui si corre su un crinale rischioso che separa in modo precario il versante del comunicare da quello del mentire.
Per non cadere nella filosofia, sfogliamo il vocabolario.
   
Mentire significa “dire consapevolmente una cosa contraria alla verità”: fin troppo ovvio. Ciò che invece è meno ovvio, anzi ci lascia sorpresi se andiamo a curiosare nell’etimologia della parola, è scoprire che mentire viene dal latino mentiri che a sua volta deriva da mens cioè mente. Dunque c’è una parentela fra un concetto nobile come mente e un altro spregevole come il mentire. 
La password della settimana: MENTIRE
Ma se approfondiamo la ricerca scopriremo che in latino mentiri significava innanzitutto inventare, cioè costruire con la mente. Ah, ecco spiegato l’arcano! Nel passaggio all’italiano, il significato si è ristretto a costruire con la mente cose non vere: quello che appunto per noi è il mentire.
Qualcosa di simile è avvenuto col verbo fingere. Il verbo latino fingere, tal quale l’italiano, voleva dire foggiare, dar forma. Ma per noi ha assunto un significato molto vicino a mentire. Ha conservato però, nel linguaggio letterario, un senso più ampio, nella direzione di supporre, immaginare. “Sogni e favole io fingo” scrive il Metastasio; e Leopardi, nel celebre “Infinito”: “interminati spazi (...) io nel pensier mi fingo”.    
Qui val la pena di ricordare, proprio per chiudere il cerchio, che il vocabolo inglese fiction, ormai adottato nella nostra lingua per significare in senso lato finzione narrativa, e in senso più specifico “insieme dei film e degli sceneggiati prodotti e trasmessi dalla televisione”, deriva dalla stessa origine latina. Possiamo dunque usarlo tranquillamente, perché è di famiglia.
Tornando al mentire dal quale siamo partiti, potremo scoprire, se andiamo ancor più in profondità, un suo antenato nell’antica radice indoeuropea men dalla quale nascono, fra gli altri, il vocabolo inglese mind (mente), il verbo tedesco meinen (pensare), e in italiano, attraverso discendenze greche e latine, amnesia, mnemonico, menzione, demente, commentare, ammonire, moneta, musa, musica, museo...
Dunque, in un oceano di significati e di lemmi tutti appartenenti alla stessa famiglia linguistica, il mentire non è che un piccolo scoglio sperduto. Ma uno scoglio insidioso e sommerso, contro il quale vanno ad arenarsi molte navi.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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