Uscito Demolition, un passato da rottamare fra lutto e ritorno

16 settembre 2016 ore 16:32, Vanessa Dal Cero


È uscito ieri nelle sale italiane Demolition, diretto dal regista canadese Jean-Marc Vallèe di Dallas Buyers Club e Wild. 
Jake Gyllenhaal interpreta Davis, broker newyorkese di successo coinvolto in un incidente stradale insieme alla moglie nel mentre di un litigio tra i due per piccole questioni (il frigo di casa che non funziona). 
La moglie poco dopo muore in ospedale e Davis si accorge di non provare né tristezza né dolore, a differenza di suo suocero nonché datore di lavoro (Chris Cooper), arrivando a chiedersi se l’avesse mai amata davvero.
Da qui parte il suo lungo percorso di demolizione della vita precedente, sull’adagio che se vuoi aggiustare qualcosa devi prima smontarla per capire quel che non funziona e ciò che è davvero importante. Demolizione sia fisica – sarà la casa coniugale a farne per prima le spese – sia interiore; una sorta di dubbio amletico "l’ho amata o non l’ho amata" accompagnerà infatti Davis per tutto il film. Aiutato, in questa sua ricerca del senso della vita, da Karen (Naomi Watts) e dal suo giovane figlio adolescente conosciuti proprio grazie a un guasto di un distributore automatico, che innesca una travolgente corrispondenza sempre più personale tra Davis e Karen, impiegata dell’assistenza clienti.

Uscito Demolition, un passato da rottamare fra lutto e ritorno
Cast e regia sono di ottimo livello e il film si può vedere. 
Alla fine però lascia decisamente l’amaro in bocca e la sensazione è quella di un’opera rimasta incompiuta. 
Se la pellicola ha comunque il merito di affrontare da un’angolatura originale il tabù moderno della morte, sempre più rimosso dall’immaginario collettivo, lo sviluppo della trama non giunge (ammesso che debba giungervi) a un risultato compiuto di logica e senso. 
Neppure la metafora del distruggere per aggiustare ha un suo effettivo approdo, se non in alcuni dialoghi di amicizia tra Davis e Karen che rimangono però troppo isolati e vengono soffocati nel prosieguo caotico della trama. Alla lunga la furia distruttiva di Davis appare un po’ fine a stessa e non sembra, in realtà, un efficace metodo per capire se stessi e il proprio passato.
Meglio allora tornare alle scene iniziali del film, condite anche da un buon sense of humour. 
Riflettendo sul fatto che a volte, per futili questioni, si rischia inutilmente di distruggere la propria vita e quella degli altri.


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