L'invasione del Movimento per l'Emancipazione della Poesia. La ri-nascita dei poeti in Italia

17 aprile 2014 ore 9:46, Orietta Giorgio
L'invasione del Movimento per l'Emancipazione della Poesia. La ri-nascita dei poeti in Italia
Grazie al MeP. Nascono come fiori sull’asfalto, parole nere sul bianco di un foglio, di un muro, di uno spazio che era vuoto. Appaiono dove prima non c’erano e prendono vita nuova, hanno luce e movimento. Generano pensieri e fermano passi. Sono le poesie disseminate per la città, chiunque può leggerle, copiarle, farne ciò che vuole. Non sono scritte sui muri, sono stampate su fogli A4, e su quella carta ci si possono scrivere altre parole, commentare i versi appena letti. Poesie in movimento, per non dimenticare sentimenti ed emozioni, per dare un valore nuovo al vissuto di ognuno, per riconoscersi, per infuriarsi, per innamorarsi ancora… delle parole. Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia, nasce a Firenze nel 2010, sul link http://www.movimentoemancipazionepoesia.tk troviamo la motivazione che ha spinto questi ragazzi a creare il movimento: “Il MeP si propone di restituire alla poesia il ruolo egemone che le compete sulle altre arti e al contempo di non lasciarla esclusivo appannaggio di una ristretta élite, ma di riportarla alle persone, per le strade e nelle piazze”. Poesia per chiunque e dove non te l’aspetti. Gli autori sono anonimi affinché siano le poesie ad essere messe in primo piano e non i singoli poeti. Sui muri di tante città nascono versi a dare forma astratta al cuore. Gli artisti del MeP ribadiscono che il loro: “E’ un movimento artistico che persegue lo scopo di infondere nuovamente nelle persone interesse e rispetto per la poesia intesa nelle sue differenti forme”. Ecco una poesia del Movimento, rigorosamente anonima, per essere di chiunque: “Ho scritto poesie su muri scalcinati per te, ho scritto parole di fuliggine, ho scritto su muri muti e su schiene parlanti di ossa, ti ho letto per sempre le mie pause. Ti ho narrato tutto questo, amor mio, perché eri sordo ed eterno, perché lacerando alfabeti ci siamo trafitti nel tempo”.
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