Casarini (Tsipras): "Nella Celere c'è una cultura fascista. Numeri identificativi sui loro caschi"

17 aprile 2014 ore 14:53, Andrea Barcariol
Intervistato da Intelligonews, Luca Casarini, leader del Movimento delle Tute bianche, candidato alle europee con la lista Tsipras spara a zero sulla Polizia e critica l’operato del Prefetto Pecoraro. Il Sindacato autonomo di polizia ha proposto l’utilizzo delle telecamere sui caschi. Cosa ne pensa? «Se mettono le telecamere sui caschi non si vede quello che fanno i poliziotti, allora
Casarini (Tsipras): 'Nella Celere c'è una cultura fascista. Numeri identificativi sui loro caschi'
ci vorrebbero anche le telecamere a tutti i manifestanti. Il nodo è che mancano i numeri identificativi sui caschi, quello è importante per risalire a chi sono quelli che fanno ciò che non devono fare. Al di là di quello che accade, la funziona delle forze dell'Ordine non è di torturare i prigionieri ma di arrestare e tutelare l’incolumità fisica delle persone. Il poliziotto anche se io commetto un reato non mi può torcere un capello. Nel caso dell’uso della Polizia nel servizio di Ordine pubblico, il nodo che sta emergendo è che l’accanimento avviene sulle persone inermi che non costituiscono un problema. La devono smettere di coprire queste cose che conoscono benissimo e sono quelle della Diaz, di Genova. Attraverso il numero identificativo vogliamo conoscere nome e cognome e i colpevoli vanno processati. Chi si accanisce sui cittadini va perseguito e arrestato perché è un criminale che fa un abuso di potere, perché è un potere che gli viene consegnato dalle istituzioni
». Che idea si è fatto vedendo le immagini in televisione? «Che è la normalità, che tutti quelli che frequentano le piazze e la Polizia, conoscono benissimo. Questi sono impuniti, non vanno mai a finire sotto processo, perché poi si inventano che c'è uno zaino. L’intervista del Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, è gravissima. E’ gravissimo l’atteggiamento di copertura di queste violenze. Noi nella polizia italiana abbiamo un problema di cultura e di impunità. Questi fanno così perché sono sicuri di essere impuniti». Ci sono differenze tra manifestazioni di destra o di sinistra? «C’è una grande differenza. Il problema è che c’è una cultura fascista all’interno dei corpi, soprattutto dei corpi mobili, della Celere. Sono in gran parte fascisti come ideologia, per cui hanno atteggiamenti diversi rispetto a chi si trovano di fronte. Persino gli agenti della Digos hanno preso botte dalla Celere. Questi devono essere controllati dai cittadini. L’ideologia porta a un’autonomia di decisione rispetto a chi hai di fronte. Questi quando ti affrontano sono in guerra anche ideologica contro di te. E’ questo il nodo. Ti dicono: "siete dei comunisti, siete delle merde", mentre ti picchiano. Io sono indignato con Pecoraro, perché i responsabili più gravi non sono i manovali ma chi dirige le operazioni». Cambiamo argomento: il Def. Cosa ne pensa dello scontro tra Padoan e la Commissione Europea sul pareggio di bilancio? «Questo dimostra due cose. La prima è che il gioco di prestigio del governo Renzi rischia di crollare. E’ evidente che l’imposizione del pareggio di bilancio, collocato all’interno della nostra costituzione, impedisce qualsiasi cambiamento anche dal punto di vista della ridistribuzione della ricchezza e della spesa pubblica. Il grido di allarme di Padoan dimostra che quello che dicevamo noi è vero. Se vogliamo costruire uno sviluppo diverso dobbiamo svincolarci da queste cose. Il secondo elemento è che la risposta dell’Europa non è modificabili in termini così semplici. Per modificarla bisogna fare scelte politiche differenti. Come si può cambiare se Italia e Germania in Europa sostengono insieme Schulz?».
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