Sokurov come Renzi: "Cultura salverà l'Europa". Il trailer del film al Louvre

17 dicembre 2015 ore 7:25, Andrea De Angelis
Sokurov come Renzi: 'Cultura salverà l'Europa'. Il trailer del film al Louvre
Il paragone con Renzi forse è un po' azzardato
, non ce ne vogliano i milioni di fan del sessantaquattrenne regista russo la cui fama ha da tempo varcato i confini del suo Paese. Di certo l'appello risuona in modo simile a quello lanciato e più volte ripetuto dal premier italiano dopo i tragici attentati del 13 novembre a Parigi. 

E proprio a Parigi è ambientata l'ultima fatica di Alexander Sokurov, 'Francofonia', già in concorso al Festival di Venezia e ora in sala dal 17 dicembre con Academy Two. Un lavoro in cui racconta di questa identità europea ''ormai alla deriva'' attraverso la poesia e l'ironia che gli sono proprio. Al centro, come possono facilmente intuire i suoi ammiratori, c'è ancora un a volta l'arte. Non a caso il film ha come centro di gravità il Louvre, vero asse dell'Europa. Anzi, del mondo. Perché il regista, come riporta l'Ansa, inserisce davvero tutti nel suo film: Stalin, Tolstoj, Hitler e Napoleone, orgoglioso di aver riempito le sale del Louvre con le sue conquiste. 
La pellicola racconta soprattutto la storia di due uomini eccezionali: il direttore del Louvre, Jacques Jaujard (Lois-Do de Lenquesaing), e l'ufficiale di occupazione nazista, il conte Franziskus Wolff-Metternich (Benjamin Utzerath) che, durante l'occupazione nazista del 1940, trovarono un accordo per salvare quell'immane patrimonio contenuto nel museo. 
Impossibile così non pensare agli accordi non trovati (e forse impossibili da trovare?) con chi oggi, non tempo fa, sta distruggendo il patrimonio artistico dell'umanità (vedi Palmira, tanto per citare un esempio). 
"La guerra e la storia non insegnano nulla, basti pensare alla Crimea e all'Ucraina. Le idee più belle e quelle più orribili - ha detto Sokurov - vengono dall'Europa che ormai è alla deriva. E questa civiltà ha accumulato errori su errori che hanno portato a una catastrofe morale, una vera tragedia". Dai politici poi, aggiunge il regista, "non arriva nessuna vera risposta, non le sanno dare o, forse, non le hanno mai sapute dare". 
Quindi un messaggio alla riscoperta dell'identità perché, come insegnano i padri dell'antropologia, prima di conoscere l'altro bisogna conoscere se stessi. L'alterità, per dirla in altri termini, implica l'identità matura, forte. Riconosciuta, dall'individuo e poi dagli altri. Dice Sokurov: "Guardare il viso degli altri è importante per capire ciò che ci diversifica e ciò ci unisce. La cultura non si può mescolare, ma va approcciata nel modo più tenero possibile. Bisogna entrare nello sguardo dell'altro".

Di certo è curioso che proprio un russo trovi il bisogno di richiamare l'Europa alla riscoperta della sua, delle sue identità. Il regista lo fa attraverso i mezzi e i modi che gli sono propri, ai politici dunque il compito di passare dalle parole ai fatti. Prima che sia troppo tardi. 
Il trailer del film: 


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