Antidepressivi dannosi in gravidanza, ma quanti danni fa la depressione?

17 dicembre 2015 ore 23:37, Andrea De Angelis
Antidepressivi dannosi in gravidanza, ma quanti danni fa la depressione?
Le mamme lo sanno, le mamme l'han sempre (forse) saputo
. Non stiamo parafrasando la canzone di un noto cantautore italiano, ma dicendo con chiarezza che la prudenza non è mai troppa quando si sta affrontando una gravidanza. Un momento unico per ogni singola donna, come unici sono i rischi che corre il bambino durante i suoi primi nove mesi di vita. 
Sì, perché dal momento del concepimento si inizia a prendersi cura della piccola o del piccolo, futuro nascituro. Con l'ausilio dei medici, è chiaro, e non leggendo questo o quell'articolo su internet. Perché il rischio dell'auto-informazione è sempre alto, proprio come quello legato all'uso di medicinali durante la gravidanza. 

Così secondo uno studio dell’Università di Montreal pubblicato sulla rivista Jama Pediatrics assumere antidepressivi in gravidanza, soprattutto nel secondo e terzo trimestre, potrebbe raddoppiare il rischio di sviluppare un disturbo dello spettro autistico per il nascituro. Una conclusione che rischia di risultare allarmante, ma che secondo gli esperti (e a parere degli stessi autori) va presa con una grandissima prudenza e con la consapevolezza che il tema andrà approfondito con ulteriori analisi. La prudenza deve derivare in primo luogo dal fatto che l’autismo è una malattia le cui cause, molto complesse, sono ancora in parte sconosciute, mentre sono perfettamente noti i danni, anche gravissimi, che la depressione della mamma può causare al bambino: danni fisici, ma anche neuro-cognitivi.
Lo studio ha anche delle limitazioni dettate dal fatto che non sono stati presi in esame altri fattori, come ad esempio lo stile di vita delle madri e la mancanza dettagliata dell’associazione tra il rischio di autismo e altri tipi di antidepressivi e dosaggi.
Lo stesso comunque è importante e merita di essere conosciuto. I ricercatori, guidati da Anick Bérard dell’Università canadese di Montreal, hanno preso in considerazione oltre 145mila bambini dal momento del loro concepimento fino al decimo compleanno. Gli studiosi hanno chiesto una serie di informazioni alle donne durante la gravidanza, tra cui se vi fossero casi di autismo in famiglia e se assumessero antidepressivi. Per più di mille dei bambini sotto esame è stata fatta una diagnosi di disturbo dello spettro autistico (1.054, lo 0,72%). 

Tornando al dilemma su come e se curare la depressione durante i fatidici nove mesi, leggiamo dal sito della Fondazione Veronesi  che la questione è decisamente scottante. Il professor Mauro Mauri, direttore dell’Unità Operativa di Psichiatria 2  all’Università di Pisa, rispose così sulle pagine del sito in merito a studi meno recenti di quello canadese: "Questi studi sono sempre un po’ problematici perché si basano su numeri comunque piccoli, quindi non si può estrapolarne chissà che. E ce ne sono che dicono no all’impiego degli SSRI e altri che dicono sì al loro uso". Allora, come si fa a decidere? "Ci regoliamo così: il punto fondamentale è che cosa succede se non si cura la donna incinta in depressione", è la risposta di Mauri. "In alcuni casi basta il sostegno psicologico, oppure una vera psicoterapia. In altri casi è necessario ricorrere ai farmaci: perché la paziente non è in grado di reggere una psicoterapia in quanto soffre troppo o è rallentata nei pensieri, o è troppo ansiosa….".
Sempre Mauri spiegò così la pericolosità della depressione: "Può essere un grave problema: lasciare senza cura una donna in gravidanza può indurla a trascurarsi, a non mangiare come deve, a ricorrere come calmanti a pastiglie o alcool non dovuti. Anche se è minore che in tutte le altre fasi della vita, resta, poi, il rischio suicidio. Dopotutto è la seconda causa di morte delle donne incinte, dopo le cause fisiche come l’insorgere del diabete e altre complicanze. Proprio come nel caso dei ragazzini: al primo posto gli incidenti stradali, al secondo il suicidio". 
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