Evasione e stagnazione: l’onestà di Padoan e la ripresa che per Squinzi è debole

17 dicembre 2015 ore 10:39, Luca Lippi
Evasione e stagnazione: l’onestà di Padoan e la ripresa che per Squinzi è debole
Padoan interviene al convegno del Centro studi di Confindustria, e ha sentito il bisogno per la prima volta di dire le cose come stanno veramente, del resto nessuno aveva mai messo in discussione la professionalità del ministro, un tantino fuori dal coro nella compagine governativa del nuovo che non riesce proprio ad avanzare. Le sue parole sono state: “C’è una ripresa ma debole, non un’accelerazione. Viviamo in un mondo post recessione e io sono tra quelli che ritengono che l’ipotesi di stagnazione secolare non sia così peregrina. In questo contesto, trovare il modo di sostenere gli investimenti è una sfida importante”. Il concetto di stagnazione secolare noi lo analizzammo circa tre mesi fa, prima dell’estate, quando scrivemmo che nei fatti la situazione economica attuale altro non era che lo sgonfiamento di una bolla e quindi un brusco ritorno a quello che è considerabile “normale”. Anche il Centro Studi di Confindustria da mesi afferma che l’economia italiana non decolla nonostante gli impulsi (invero deboli) dati dal governo. Il segnale ovviamente nell’immediato era il Jobs Act che nonostante abbia investito risorse inesistenti e in quantità inconcepibili ha prodotto poco e niente, stesso discorso in termini Macro per il Qe di draghi. Ai voglia a dire che in Italia pesa l’evasione fiscale (122,2 miliardi nel 2015, il 7,5% del Pil), questa è cronicizzata, non è nuova è sempre la stessa, forzare la statistica cercando di setacciare dati consolidati (quasi funzionali ormai) è intellettualmente scorretto. Il Centro studi dell’associazione degli Industriali mette nero su bianco che l’Italia crescerà dello 0,8% quest’anno (e non piu’ 1% come diceva a settembre) e dell’1,4% nel 2016. Un passo più deciso è previsto nel 2017, con il Pil a +1,7%, e qui Confindustria cade nel vero male oscuro dei nostri tempi, il populismo. Fare previsioni calcolando i panettoni venduti lo scorso anno e dire che aumenteranno i consumi solo perché il prezzo del panettone è aumentato non significa aver consumato più panettone! E poi Confindustria mette subito le mani avanti paventando il rischio terrorismo, ma che senso ha! 
Evasione e stagnazione: l’onestà di Padoan e la ripresa che per Squinzi è debole
Il Centro studi prosegue: “Le ragioni per cui non si riesce a prendere il vento favorevole sono legate al fatto che ci sono comportamenti più prudenti, si tende a essere meno risoluti c’è un tasso di risparmio molto basso, che è ai minimi storici. Per noi resta un mistero questo rallentamento. Pensiamo comunque che nel corso di questo autunno ci sia una ripresa di slancio legati ai giudizi sugli ordini delle imprese che producono beni di consumo”. È piuttosto grave che per Confindustria risulti un mistero il fatto che gli italiani siano terrorizzati, sembra che vivano in una bolla ovattata, oppure fanno la fronda a qualcuno o qualcosa, ma non possiamo credere che il Centro Studi di Confindustria ignori l’economia reale. Per tornare al discorso di Padoan che al momento sembra il più lucido di tutti (forse sente di essere liberato a breve e tornare alle sua funzioni professionali) la “secolarizzazione” della stagnazione non è altro che il tentativo del tutto inadeguato di stracciare stipendi e pensioni allo scopo di livellare gli stili di vita e il costo dei servizi. Questo nel giro di dieci anni potrebbe anche portare un milione di posti di lavoro, ma neanche uno in grado di sopravvivere dignitosamente, e allora è l’inno del lavoro nero, del sommerso e dell’evasione sotto forma di legittima difesa, e così è buono tutto. Il deficit fino ad ora sprecato per raggiungere obiettivi irraggiungibili doveva essere impiegato per fare investimenti strutturali invece di svuotare le casse già vuote e fare debiti che le future generazioni non riusciranno mai a ripagare.
Seguiamo gli sviluppi di questo discorso, l’affermazione di Padoan mette in serio pericolo la credibilità dell’era Renzi, invero anche il Ministro dell’economia ha fatto ben poco, ma probabilmente è complicato per un “Maestro” pianificare un lavoro serio con una classe di imberbi ragazzotti pieni di buone intenzioni ma senza alcuna esperienza. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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