Obbligazioni,Come proteggersi e come scoprire il livello di rischio

17 dicembre 2015 ore 12:34, Luca Lippi
Obbligazioni,Come proteggersi e come scoprire il livello di rischio
Della tutela legale sulle controversie bancarie, e nello specifico riguardo ai ricorsi dopo “l’esproprio” a seguito del decreto salva-banche abbiamo parlato qui, ora scriviamo cosa sono le obbligazioni subordinate e come si riconoscono. Di seguito spieghiamo il motivo per cui le banche “spingono” la vendita di questi prodotti e come ci si può difendere da tanta aggressività seguendo le vie legali. La giusta forma di difesa preventiva è quella della prevenzione e soprattutto della consapevolezza, è giusto che il risparmiatori si informi! Qualche giorno fa portammo l’esempio di quanto ci si informi prima di acquistare una nuova autovettura, ebbene con i prodotti finanziari bisogna fare la medesima cosa, e se qualcosa non vi convince evitate in ogni modo di non farvi convincere da chi questi prodotti li vende! Meglio rimanere sul più semplice, sicuro e comprensibile anche se il rendimento è molto basso, privilegiare la sicurezza del capitale! La consapevolezza, la reale informazione  manca alla quasi totalità dei clienti di tutte le banche e di tutti i risparmiatori, e la tutela del capitale non ammette ignoranza, piuttosto, se prevale la pigrizia meglio mettere i soldini sotto il materasso! In piena tempesta ci sono (oggi) le obbligazioni subordinate, i clienti di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti che le avevano sottoscritte (10.500 risparmiatori per un ammontare complessivo di 750 milioni di euro) si ritrovano carta straccia anziché il buon investimento promesso dal “consulente” di fiducia. A sentire le parole di Patuelli (presidente dell’Abi) “chi ha investito doveva stare più attento” si percepisce immediatamente quanto scarsa sia l’attenzione e il rispetto del sistema bancario ( e tutto quello che gli gira intorno) nei confronti del risparmiatore, e quindi è bene che la prima consapevolezza da assumere è questa, e ringraziamo Patuelli per averci fatto aprire gli occhi!

Cosa sono le obbligazioni subordinate e come si riconoscono? In sintesi, le obbligazioni sono prestiti emessi dalle banche per finanziarsi, e per loro natura comportano un certo rischio, quelle subordinate portano con sé un rischio ben più alto di quelle ordinarie, perché in caso di default, di fallimento, dell’ente emittente non sono privilegiate. L’ordine dei crediti, per legge, prevede infatti che siano appunto ‘subordinate’ a quelle ordinarie, le prime ad essere pagate e dunque maggiormente tutelate. E se non resta alcun capitale, è chiaro che sono di fatto azzerate. Carta straccia. Per riconoscerle bisogna fare attenzione all’indicazione (SUB) posta accanto al titolo obbligazionario. Più nello specifico,  se sotto il capitolo “livello di garanzia” o “seniority” si legge l’espressione “senior”, significa che quella che abbiamo sottoscritto è un’obbligazione ordinaria. Altrimenti si legge la parola “subordinata”, in italiano o in inglese. Inoltre, all’interno della categoria delle obbligazioni subordinate ve ne sono a maggiore e minore rischio. Le obbligazioni Tier 1 sono quelle di grado più basso (junior) di subordinazione, potenzialmente le prime a subire le conseguenze di eventuali problemi della banca. Ci sono poi obbligazioni upper Tier II, obbligazioni lower tier III e II, e a ciascuna corrisponde un grado di rischio.
Obbligazioni,Come proteggersi e come scoprire il livello di rischio
Come mai i portafogli dei risparmiatori sono pieni di questi prodotti a rischio? Una premessa su tutte, lo facciamo presente anche a Patuelli, le obbligazioni subordinate dovrebbero essere cedute solo a clientela con un profilo di investitore adeguato. Ma come si accerta il profilo di rischio dell’investitore? È sempre la banca a doverlo fare, e se non ci si ricorda di avere mai risposto a questionari propedeutici alla determinazione della vostra propensione al rischio, dovete immediatamente chiedere al vostro consulente in banca o al vostro promotore di fiducia, di rinnovarlo immediatamente e verificare il grado di rischio dei vostri titoli in portafoglio alla luce della vostra propensione al rischio aggiornata. Calcolare che in circolazione ci sono 60 miliardi di euro in bond subordinati e tutti sottoscritti da risparmiatori, calcolando che quelli emersi dopo lo scandalo sono 750 milioni, fate la sottrazione e capite quanti ce ne sono in giro (i quattro istituti costituiscono appena l’1% del mercato nazionale). Molti risparmiatori “non sanno” perché il collocamento di milioni di euro di questi titoli è stato effettuato attraverso la manipolazione del profilo di rischio. La direttiva europea Mifid, emanata a tutela del consumatore bancario, impone al consulente finanziario e al Promotore di individuare il profilo dell’investitore che ha davanti, se prudente o dinamico o aggressivo, attraverso un questionario già predisposto che poi il cliente è chiamato a firmare. Da questo momento il consulente o il promotore, può operare per conto del cliente con investimenti che siano in linea con il profilo tracciato. La firma, consapevole o no, li mette al riparo da qualsiasi contestazione in tribunale. Ma come è stata apposta nessuno lo dice. Il consulente o il promotore (la minor parte per fortuna) si guarda bene dall’informare pienamente il cliente, così come per le singole operazioni non esprime in dettaglio i rischi, fa vedere solo il lato buono dell’investimento. Se poi vuole vendere qualche strumento finanziario non in linea con il profilo tracciato, ecco che lo modifica, con una manipolazione ad arte, sottoponendo un nuovo e complesso foglio da far firmare quasi al buio. E questo vale per tutte le banche e le società di gestione, quindi “dovete” chiedere di rinnovare la determinazione del profilo di rischio!

Come ci protegge la legge da tanta aggressività da parte di consulenti bancari o promotori? La legge non può fare altro (e lo fa) che imporre al momento del collocamento di qualsiasi forma di raccolta di pubblico risparmio la richiesta di una firma del sottoscrittore di un prospetto informativo con le condizioni dell’investimento, ma questo documento è come il foglietto illustrativo dei medicinali, complesso e pieno di postille. Chi lo legge? La Consob poi vuole che quando si collocano i prodotti (che dunque sono ancora solo ordinati e non consegnati) la banca emittente, soprattutto se con rating basso, debba entro pochi giorni consegnare al cliente un secondo documento,il supplemento al prospetto, in cui vi sono le notizie più allarmanti sullo stato della banca. Da quel momento, il cliente ha 6 giorni per revocare l’ordine: è scritto ma nessuno glielo fa notare

Riguardo la vigilanza purtroppo, a Bankitalia compete il controllo sulle banche e a tale riguardo, come dice Padoan, Bankitalia sulle quattro banche alle cronache già da anni era in vigilanza, riguardo l’emissione dei titoli subordinati, il compito era deputato alla Consob che avrebbe dovuto vietare l’emissione e la sottoscrizione dei risparmiatori, ma poiché Bankitalia ha impiegato due anni per cambiare i vertici delle quattro banche poste sotto vigilanza, figurarsi la tempestività del controllo della Consob! Comunque per questo c’è una commissione di inchiesta e aspettiamo gli sviluppi. In conclusione facciamo presente che questi titoli sono inseriti anche nei portafogli dei Fondi Comuni d’Investimento e nelle gestioni Patrimoniali 

autore / Luca Lippi
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