Utero in affitto, Parlamento Europeo lo condanna più della Chiesa: quel silenzio assordante

17 dicembre 2015 ore 15:29, Americo Mascarucci
Stop agli "uteri in affitto", che riducono la donna, il suo grembo e i bambini a una merce, con lo sfruttamento soprattutto delle donne vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo. Questo importante messaggio è emerso questa mattina in assemblea plenaria al Parlamento europeo, all’interno del Rapporto annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo – riferito al 2014 – e la politica dell’Unione Europea in materia, preparato dal popolare rumeno Cristian Dan Preda.
Utero in affitto, Parlamento Europeo lo condanna più della Chiesa: quel silenzio assordante
Il paragrafo in questione (il 114) afferma che il Parlamento europeo "condanna la pratica della maternità surrogata, che mina la dignità umana della donna, visto che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usate come una merce; considera che la pratica della maternità surrogata, che implica lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per profitti finanziari o di altro tipo, in particolare il caso delle donne vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo, debba esser vietato e trattato come questione di urgenza negli strumenti per i diritti umani a disposizione dell’Ue nel dialogo con i Paesi terzi".
Insomma il Parlamento Europeo sembra recepire gli appelli giunti da varie personalità perché la pratica della maternità surrogata venga definitivamente interrotta. E badate bene non si tratta di personalità legate al mondo cattolico ma di esponenti della cultura laica e soprattutto esponenti del mondo femminista. 
Il Parlamento Europeo oggi sembra andare addirittura oltre la Chiesa visto che, anche nell'ultimo Sinodo della Famiglia, il tema della maternità surrogata era stato trattato in tono minore e senza una condanna netta, forte ed esplicita come invece oggi in Europa il Parlamento ha fatto raccogliendo gli appelli laici, femministi e addirittura di esponenti gay contrari a che il desiderio di maternità degli omosessuali venga confuso con il ricorso e l'incentivazione di questa pratica.
Dicevamo del Sinodo. Nella relazione finale per ciò che concerne il ruolo della donna i padri sinodali al capitolo 27 scrivono: 

"Ogni persona umana deve la vita a una madre, e quasi sempre deve a lei molto della propria esistenza successiva, della formazione umana e spirituale» (Francesco, Udienza Generale, 7 gennaio 2015). La madre custodisce la memoria e il senso della nascita per una vita intera: "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore»"(Lc 2,19.51). Resta vero, però, che la condizione femminile nel mondo è soggetta a grandi differenze che derivano in prevalenza da fattori socio-culturali. La dignità della donna ha bisogno di essere difesa e promossa. Non si tratta semplicemente di un problema di risorse economiche, ma di una diversa prospettiva culturale, come evidenzia la difficile condizione delle donne in vari paesi di recente sviluppo. In numerosi contesti, ancora oggi, essere donna suscita discriminazione: il dono stesso della maternità è penalizzato anziché valorizzato. D’altra parte, essere sterile per una donna, in alcune culture, è una condizione socialmente discriminante. Non bisogna nemmeno dimenticare i fenomeni crescenti di violenza di cui le donne sono vittime all’interno delle famiglie. Lo sfruttamento delle donne e la violenza esercitata sul loro corpo sono spesso unite all’aborto e alla sterilizzazione forzata. A ciò si aggiungano le conseguenze negative di pratiche connesse alla procreazione, quali l’utero in affitto o il mercato dei gameti e degli embrioni. L’emancipazione femminile richiede un ripensamento dei compiti dei coniugi nella loro reciprocità e nella comune responsabilità verso la vita familiare. Il desiderio del figlio ad ogni costo non ha portato a relazioni familiari più felici e solide, ma in molti casi ha aggravato di fatto la diseguaglianza fra donne e uomini. Può contribuire al riconoscimento sociale del ruolo determinante delle donne una maggiore valorizzazione della loro responsabilità nella Chiesa: il loro intervento nei processi decisionali, la loro partecipazione al governo di alcune istituzioni, il loro coinvolgimento nella formazione dei ministri ordinati".

Insomma traspare una critica dell'utero in affitto, in tono decisamente minore, quasi timido per non dire irrilevante rispetto al contenuto dell'emendamento approvato oggi dal Parlamento Europeo. Nell'emendamento Dan Preda risalta la parola "condanna" e soprattutto viene esplicitato chiaramente l'aspetto "abominevole" della maternità surrogata. Aspetto come detto evidenziato anche da personalità molto distanti dalla Chiesa. Nessuna condanna esplicita invece nel documento sinodale, come se lo spirito misericordioso invocato da Francesco riguardi oltre agli uomini anche le pratiche. 
Ma non era stato il Concilio Vaticano II ad affermare che accogliendo l'errante non si legittimava, né si scendeva a compromessi con l'errore? 
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