Banche, pericolo "Bail In". Noi lo spiegavamo già a marzo

17 dicembre 2015 ore 20:35, Adriano Scianca

Banche, pericolo 'Bail In'. Noi lo spiegavamo già a marzo
Il salvataggio di Banca Etruria ha fatto indignare in molti, perché l'impressione comune è stata che a rimetterci siano sempre i pesci piccoli, nella generale impunità di quelli medio-grandi. Ebbene, il 2016 coinciderà con l’entrata in vigore di una norma, il Bail-in, che più o meno istituzionalizza esattamente questa dinamica.

Come spiegava il nostro esperto già a marzo, il termine, apparentemente anodino, significa “garanzia interna” ed è il contrario di “Bail-out” che significa “garanzia esterna” (non è la traduzione letterale, è il significato in Economia). In sostanza, il Bail-in prevede, in caso di dissesto di una banca, che il salvataggio venga pagato in primo luogo dagli azionisti, poi dagli obbligazionisti e infine dai depositanti che hanno oltre 100 mila euro, e solo dopo di questi attivando l'intervento di un fondo di risoluzione. In pratica, saranno soprattutto i principali clienti della banca a farsi carico dell'onere maggiore e solo dopo le altre banche attraverso i versamenti al fondo.

In questo periodo tutte le Banche sono colossi dai piedi di argilla, il “Bail-in” le rende ancora più instabili: o si riforma il settore mettendo in concorrenza le banche private con istituti di credito d’interesse nazionale o statali oppure è bene tornare indietro e cassare la direttiva europea.

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