Giovanardi (Ncd): “Cinque minuti e poi… il governo Renzi non senza di noi. Attenzione alla sua seconda carta…”

17 febbraio 2014 ore 17:56, Lucia Bigozzi
Giovanardi (Ncd): “Cinque minuti e poi… il governo Renzi non senza di noi. Attenzione alla sua seconda carta…”
Carlo Giovanardi,
senatore di Ncd, al giovane premier incaricato sul timing per chiudere squadra e programma di governo. A Intelligonews ribadisce il concetto: più tempo perché “vogliamo vederci chiaro sui contenuti” ma anche per alzare la posta dal momento che “Renzi non ha vinto le elezioni, al Senato ha il 30 per cento dei voti e per fare un governo di larghe intese deve concordarlo anche con noi”. Della serie: “Senza di noi il governo non lo fa…”
Senatore Giovanardi, Renzi al Colle annuncia una riforma al mese. La convince? «Noi di Ncd siamo in attesa di sapere dal premier incaricato cosa propone: siamo ancora agli slogan. Solo una settimana fa tutti i giornali esaltavano la Germania dove la Merkel ha impiegato oltre 50 giorni per stilare un programma preciso di coalizione che una volta concordato tutti rispettano. Sicuramente 50 giorni sono eccessivi ma anche cinque minuti sono pochi. Ricordo che Renzi non ha vinto le elezioni e non è un premier che in quanto vincitore stila il suo programma ed ha la sua maggioranza. Ha il 30 per cento dei voti al Senato e deve verificare con le altre forze politiche se ha la possibilità di fare un governo». Ncd chiede tempo perché temete di essere tagliati fuori? «Tagliati fuori? E da chi? Senza di noi Renzi il governo non lo fa. Se ha un progetto per fare con i 5Stelle e con Sel ne prenderemo atto. In ottobre noi abbiamo assunto una posizione di responsabilità nei confronti del paese per una nuova legge elettorale, la riduzione del numeri dei parlamentari, la riforma del Titolo V e la differenziazione tra Camera e Senato. Queste cose le vogliamo anche adesso». Vi preoccupa che si possano creare due maggioranze, una governativa e l’altra per le riforme? «Se le riforme ipotizzate fossero quelle di liberalizzare le droghe oppure di far passare i matrimoni gay o una politica del lavoro che invece di semplificare dà ricette che ingarbugliano ancora di più la possibilità di trovare un’occupazione, allora noi diciamo di no». A proposito di lavoro e temi economici, nei gossip di Palazzo si parla di una potenziale terna ministeriale ad hoc composta da Barca, Calenda ed Epifani. Questo sposterebbe il baricentro a sinistra. E voi? «Attenzione, il ministro è lì per seguire il programma che il premier presenta. Noi sul lavoro abbiamo una proposta molto precisa di Sacconi e su quella ci confrontiamo». Sono in numeri al Senato la vostra “cifra” nella contrattazione con Renzi che da domani entra nel vivo? «Al Senato Renzi ha il 30 per cento dei voti e quindi deve rendersi conto che o fa le cose in maniera condivisa oppure comincio ad avere un sospetto…». Quale? «Che possa avere una sorta di riserva mentale di non fare un governo ma di cadere in parlamento per poi dire ‘avete visto? Adesso andiamo alle elezioni”, magari col proporzionale. Se fosse così lo riterrei un atto irresponsabile. E quando vedo il braccio destro di Renzi, Dario Nardella, che sui giornali dice che Ncd vuole solo le poltrone, mi domando da che pulpito viene la predica dal momento che parla il braccio destro di uno che ha appena massacrato Letta per prendere il suo posto. Se i toni che usano sono questi, con questo livello di arroganza, dico che Renzi parte male». Non negherà tuttavia che Renzi deve marcare la differenza e la distanza da Letta con un programma di forte discontinuità. Per questo non potrà fare troppe concessioni agli alleati, compresa l’aspettativa di Alfano che a Renzi chiede un’agenda col segno distintivo del centrodestra. Come la mettete? «Bisogna vedere di che discontinuità si tratta. Se è liberare le imprese dai lacci della burocrazia e dal peso di controllo su controlli, da Equitalia all’Inps all’Asl o alla forestale, allora siamo d’accordo. Se invece sarà – tipico nella cultura di sua provenienza - che in parlamento quando si fanno leggi si moltiplicano controlli o reati, come fa il Pd in commissione Giustizia, allora noi non ci stiamo». Sì ma se non ci state che succede? «Mi risulta che ancora siamo in democrazia. Se il premier incaricato ha la maggioranza va dal capo dello Stato e scioglie la riserva, se non ce l’ha passa la mano…».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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