L'Italia rivoluziona la lotta al cancro? Cellule killer uccidono i tumori

17 febbraio 2016 ore 7:57, Micaela Del Monte
L'Italia rivoluziona la lotta al cancro? Cellule killer uccidono i tumori
Geneticamente modificati
. Addestrati così, tanto per usare un verbo che sa di battaglia, per diventare un farmaco, ma diverso dagli altri. Vivente. Un farmaco in grado cioè di durare e lottare per oltre dieci anni, forse "per sempre".

La ricerca contro i tumori del sangue apre un nuovo capitolo con lo studio dei linfociti T geneticamente modificati. Secondo una ricerca Usa le cellule killer del sistema immunitario, geneticamente modificate per attaccare uno specifico tumore del sangue, hanno portato alla remissione del 94% dei pazienti che hanno partecipato al trial. E, ulteriore passo avanti, un gruppo di ricercatori italiani dell'ospedale San Raffaele di Milano ha scoperto che i linfociti T restano nel sangue a lungo, probabilmente per tutta la vita, rappresentando una sorta di vaccino contro le ricadute del tumore.
Entrambe le ricerche sono state presentate a Washington nel corso dell'incontro annuale dell'American Association for the Advancement of Science (AAAS). 
Una delle ricercatrici è l'ematologa Chiara Bonini, vicedirettore della Divisione di Immunologia, trapianti e malattie Infettive del San Raffaele, che come riporta Askanews ha commentato così i risultati: "Questa è davvero una rivoluzione. I linfociti T possono sopravvivere nel nostro corpo per tutta la nostra vita - ha spiegato Bonini - Immaginate di utilizzarle come immunoterapia contro il cancro. Le cellule T possono ricordare il tumore e prepararsi a contrastarlo se si ripresenta". I linfociti geneticamente modificati possono diventare un "farmaco vivente", secondo Bonini, in grado di contrastare il tumore anche in caso di ricomparsa, come fa un vaccino. La ricerca italiana è stata presentata insieme allo studio Usa realizzato a Seattle nel quale oltre 90% dei pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta che hanno partecipato al trial, e che avevano 2-5 mesi di aspettativa di vita, sono attualmente in remissione. Pazienti con altri tumori del sangue hanno risposto positivamente in più dell'80% dei casi e la metà di questi è entrata in remissione

Come ricorda il Corriere della Sera, lo scorso dicembre gli scienziati hanno studiato il sistema immunitario di dieci pazienti partecipanti alla sperimentazione. "Per prima cosa abbiamo verificato che i parametri immunologici di questi pazienti, a distanza di anni dal trapianto e dalla terapia genica, fossero uguali a quelli che si trovano in soggetti sani e di pari età – dice Giacomo Oliveira, primo autore della pubblicazione -. Il passo successivo è stato quello di identificare quali cellule del sistema immunitario resistono nel tempo e quali di queste potranno essere armate in futuro per combattere più efficacemente le leucemie". "Oggi è possibile armare geneticamente i linfociti T in modo che riconoscano ed eliminino le cellule tumorali residue con precisione ed efficacia – prosegue Bonini -. Grazie a questo studio possiamo supporre che, se armiamo geneticamente la sottopopolazione di memory stem T cells, queste cellule sopravvivranno molto a lungo nel paziente, contribuendo a mantenere la remissione. La presenza del gene suicida ci permetterà inoltre di controllare le eventuali tossicità".


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