Lorenzin torna a bomba sulla stepchild e guarda al penale: "Adozioni vietate e sanzioni"

17 febbraio 2016 ore 15:34, Andrea De Angelis
Lorenzin torna a bomba sulla stepchild e guarda al penale: 'Adozioni vietate e sanzioni'
Il suo no alla stepchild adoption era arrivato già l'ultima settimana di gennaio. "Più le soluzioni saranno condivise nel Parlamento, più lo saranno nella società, anche perché parliamo di norme di civiltà che impongono un cambiamento dei modi di vivere. La stepchild portata in Parlamento però è sbagliata. Va bene regolare le unioni civili tra persone dello stesso sesso, ma dico no ad aprire su certe adozioni e sulla genitorialità, pratiche illegittime nel nostro Paese e proibite dalla legge". Così parlava il ministro Lorenzin lo scorso 25 gennaio. 

Un no che nasceva da una consapevolezza: "Il meccanismo della stepchild farebbe rientrare dalla finestra quello che abbiamo fatto uscire dalla porta: l’utero in affitto e l’eterologa per le coppie omosessuali. L'importante è non radicalizzare lo scontro o criminalizzare nessuno, perché rischiano di rimetterci le persone più deboli", avvertiva Lorenzin che in alternativa al contestato capitolo della stepchild adoption rimandava alla legge già esistente. "Lo strumento giuridico che già abbiamo, quello della continuità affettiva permette le adozioni speciali, per esempio da parte di single. A mio parere deve essere rafforzato il compito dei giudici dei tribunali minorili a tutela di situazioni che però devono essere ben individuate. I bambini già nati non possono essere discriminati per il modo in cui sono stati concepiti, questo è evidente".
Concetto ribadito ancora con più forza adesso che il ddl Cirinnà è arrivato al Senato e si appresta, dopo il rinvio di ieri, ad essere votato. Il ministro ha detto, durante un’intervista a “Maggioranza Assoluta”, che non ammette la stepchild adoption perché favorisce la pratica dell’utero in affitto: "Da questa empasse se ne esce in due modi: o con lo stralcio dell’articolo 5, quello sulle adozioni, pensando ad esempio a un istituto ad hoc per le adozioni speciali, oppure in un modo molto forte e duro. Vale a dire dichiarando la pratica dell’utero in affitto un reato universale, perseguendolo anche se fatto all’estero con una sanzione penale. Oltre alla sanzione penale, si può impedire l’adozione da parte del convivente del bambino concepito con l’utero in affitto. Se si seguirà questa linea per le nuove nascite, si scoraggia certamente l’utilizzo di questa pratica". 

Resta da capire se l'opinione del ministro è condivisa dal Governo, in particolare dal premier Renzi. Di recente il segretario democratico ha condannato con fermezza la pratica dell'utero in affitto, ma non si è spinto oltre come il ministro della Salute. Queste le parole pronunciate dall'ex sindaco di Firenze la scorsa settimana: "La stragrande maggioranza degli italiani – pare di capire anche in Parlamento – condanna con forza pratiche come l’utero in affitto che rendono una donna oggetto di mercimonio: pensare che si possa comprare o vendere considerando la maternità o la paternità un diritto da soddisfare pagando mi sembra ingiusto. In Italia tutto ciò è vietato, ma altrove è consentito: rilanciare questa sfida culturale è una battaglia politica che non solo le donne hanno il dovere di fare".

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