Ddl povertà: ecco dove è nascosto il tranello sulla reversibilità

17 febbraio 2016 ore 10:35, Luca Lippi
Il ddl Povertà, cioè il disegno di legge di riordino delle prestazioni assistenziali, inizialmente passato sotto silenzio, ha scatenato un putiferio da quando i sindacati hanno lanciato l’allarme sui rischi derivanti dall’approvazione della norma: il rischio più grande, in particolare, è la perdita, per la maggior parte degli italiani, della pensione di reversibilità, nonché degli altri trattamenti assistenziali, come l’assegno sociale. Ora vediamo nel dettaglio.
 
Prestazioni di assistenza legate all’Isee: si legge che dovranno essere introdotti principi di “universalismo selettivo” nell’erogazione di prestazioni di natura assistenziale e pensionistica, secondo criteri unificati di valutazione della condizione economica in base all’Isee, eventualmente adeguati alla specifica natura di alcuni trattamenti.
Tradotto in parole comprensibili, vuol dire che tutti i trattamenti assistenziali e di natura pensionistica (compreso, dunque, l’assegno sociale) saranno legati non al reddito posseduto, ma all’indice Isee: sarà stabilita, poi, una soglia Isee unica per tutti i trattamenti, eventualmente eccettuate alcune particolari prestazioni.

Ddl povertà: ecco dove è nascosto il tranello sulla reversibilità
Ma perché è così grave che le prestazioni di assistenza siano legate all’Isee?
Semplice, perché l’indicatore Isee non è basato solo sul reddito, ma misura la ricchezza dell’intero nucleo familiare (quindi ti tutti i componenti della famiglia anagrafica) basandosi anche sugli immobili (anche su quelli che non rendono un euro) ed i risparmi posseduti (poco importa se si tratta di denaro sudato dopo una vita di lavoro e sacrifici).
In sostanza, avere un indicatore Isee piuttosto alto, che superi il nuovo limite universale fissato per le prestazioni assistenziali (che non è stato ancora stabilito, in quanto sono necessari dei decreti attuativi, ma, in base ai limiti attualmente esistenti per alcune prestazioni, si presume che la soglia sarà molto restrittiva), sarà facile anche per chi non ha un euro di reddito, se si ha la sfortuna di possedere, in famiglia, case, terreni, o qualche risparmio.
 
 La reversibilità in questo modo sarà trasformata in una prestazione di assistenza: l’altro punto cruciale del ddl è la “riqualificazione” della pensione ai superstiti (che può essere di reversibilità o indiretta), da trattamento di previdenza a trattamento di assistenza (in questo caso ci aspettiamo un gesto di stizza dal viceministro Zanetti): potrebbe sembrare un semplice gioco di parole, ma in realtà è molto di più, poiché, come abbiamo visto, tutti i trattamenti di assistenza saranno legati all’indicatore Isee.
In parole povere, per avere diritto alla pensione di reversibilità, l’indice Isee della famiglia dovrà essere presumibilmente molto basso, quindi sarà sufficiente possedere un tot di risparmi, degli immobili, o ancora convivere con un familiare che abbia un minimo di reddito o di patrimonio, per perdere tutto.
 
Perdita della reversibilità: il massiccio taglio delle pensioni di reversibilità non è, dunque, una bufala, o un’esagerazione. L’allarme è stato condiviso da numerosi esponenti politici, anche dello Stesso Pd. Ad esempio, l’On. Cesare Damiano, pur sottolineando altri aspetti positivi del ddl Povertà, ha ammesso la possibilità di tagliare le pensioni di reversibilità.
Vero è che lo stesso disegno di legge prevede degli interventi positivi di contrasto alla povertà: ma togliere ai poveri per dare ai più poveri, e livellare tutta la popolazione in un unico gradino “da Terzo Mondo” non pare la soluzione più adatta.
autore / Luca Lippi
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