Il gruppo segreto non si fa su Fb: 36 attivisti di Napoli cacciati dai 5S

17 febbraio 2016 ore 13:23, Americo Mascarucci
Il gruppo segreto non si fa su Fb: 36 attivisti di Napoli cacciati dai 5S
Pugno duro del Movimento 5Stelle a Napoli dove i grillini sono impegnati nella ricerca del candidato sindaco e dei candidati consiglieri per le amministrative di primavera. 
E’ di queste ultime ore la notizia dell’avvenuta espulsione di 36 attivisti del meetup di Napoli colpevoli di aver partecipato su Facebook ad un gruppo segreto chiamato "Napoli libera". Per i vertici del Movimento quel gruppo aveva lo scopo “di manipolare il libero confronto per la formazione del metodo di scelta del candidato sindaco e della lista per le elezioni amministrative".  
I trentasei espulsi hanno ricevuto una mail, identica per tutti, dallo staff di Beppe Grillo, con la comunicazione del provvedimento, nella quale viene contestato loro il mancato invio delle "controdeduzioni" previste dalle norme interne del M5S. 
"Il silenzio di Roberto Fico, responsabile dei Meet up, sulla vicenda - ha dichiarato Salvatore Cinque, uno degli espulsi - non lo pone in una posizione di imparzialità. Doveva intervenire e non l'ha mai fatto".  
Tra i 36 espulsi che hanno anche inscenato uno sciopero della fame per farsi ricevere direttamente dal duo Grillo-Casaleggio, ci sono anche attivisti che avevano dato la propria disponibilità alla candidatura a consigliere comunale ed a sindaco. I dissidenti, nel corso di un sit in davanti alla sede del Consiglio regionale della Campania hanno denunciato: "Sono stati fatti fuori quelli che non erano allineati con il Meet up Napoli, quello non è più un posto dove poter esprimere liberamente le proprie opinioni".
Dunque si tratterebbe secondo gli espulsi dell'ennesimo pretesto per far fuori i dissidenti, ossia quanti non sono disponibili ad allinearsi ai voleri dei vertici e si opporrebbero alle decisioni calate dall'alto. L'ennesima polemica legata al modus operandi dei 5Stelle che va ad aggiungere benzina sul fuoco delle polemiche nate in seguito alla decisione del duo Grillo Casaleggio di elaborare a Roma un codice etico ad hoc per la Capitale con tanto di clausola capestro anti dissidenti con l'impegno a versare una multa di 150mila euro nel caso in cui, vinte le elezioni, sindaco, assessori o consiglieri comunali dovessero non rispettare "gli ordini" impartiti da uno specifico staff deputato al controllo dell'attività amministrativa: staff a sua volta scelto dal duo Grillo-Casaleggio.
Poi in Campania brucia ancora il "caso Quarto" dopo che il sindaco Rosa Capuozzo, espulsa dal Movimento dopo essere stata accusata dai vertici di aver mentito in merito ai presunti ricatti ricevuti dal consigliere comunale ex grillino (anche questo espulso) coinvolto nell'inchiesta sui rapporti fra politica e camorra, ha ritirato le dimissioni che aveva precedentemente rassegnato non essendo indagata nell'inchiesta della Procura partenopea, nella quale è entrata esclusivamente come "parte offesa".


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