Retromarcia trasversale sul Bail-in: dov'erano Pd e Fi prima dell'entrata in vigore?

17 febbraio 2016 ore 13:05, Luca Lippi
Partito Democratico e Forza Italia stranamente o forse no braccio a braccio a fare marcia indietro sulla direttiva Ue che parla di Bail-In entrata a regime esattamente con l’avvento del 2016, e non a sorpresa giacché le sue sorti erano note già due anni fa quando al tavolo della trattativa erano seduti autorevoli rappresentanti della finanza nazionale (Bankitalia). 
Nella veste di insegnante di sostegno, stranamente e insolitamente Mario Draghi che da cerchiobottista, fra banalità (non nel senso di cose poco importanti ma nel senso di cose inopinabili) e rispetto delle regole cerca di riportare ordine nella confusione totale nella quale è caduta una parte della maggioranza sull’argomento.

Retromarcia trasversale sul Bail-in: dov'erano Pd e Fi prima dell'entrata in vigore?
I fatti: Michele Pelillo, vice presidente Pd della Commissione Finanze della Camera, ha preparato una mozione con la quale chiede un rinvio al 2018 dell'applicazione della direttiva (che vieta l’intervento pubblico nel salvataggio delle banche), per le obbligazioni semplici emesse dalle banche, dice Pelillo: “L'ho illustrata a Pier Carlo Padoan e mi ha detto che la condivide”. In buona sostanza, la mozione chiede al governo di migliorare l'informazione alla clientela degli effetti del bail-in invitandolo a sostenere a livello europeo la creazione del Fondo di salvaguardia dei depositi.
A questo punto è dovuto intervenire Mario Draghi che si trova sostanzialmente d’accordo sul punto dell’informazione, meno (e non potrebbe essere altrimenti) sul rinvio. Draghi dice specificatamente: “È importante che ci sia la necessaria informazione sulle regole, si fa presto a dire che uno deve sapere che un'obbligazione è un investimento rischioso e che quindi si possono perdere i soldi investiti. Ma occorre aiutare le persone a capirlo, occorrono trasparenza e informazione dei risparmiatori”. Nello stesso tempo però, Mario Draghi ha dovuto anche ricordare a Pelillo che sul rinvio al 2018 deve pronunciarsi la Commissione Europea e ha ribadito soprattutto che sarà decisamente complicato che questo avvenga.
Nella mozione di Pelillo si intravede una sostanziale retromarcia di una parte del Pd, forse quella più umorale, anche condivisibile per certi aspetti, Pelillo specifica: “credo sia necessaria una riflessione sulle modalità ed i tempi di attuazione” e a suffragio di questa affermazione richiama l’attenzione sul fatto che non c’è responsabilità del governo Renzi nella sottoscrizione dell’accordo che prevede il Bail-in: “i negoziati vennero svolti, a nome del governo italiano, da uomini della Banca d'Italia. Nella delegazione italiana non c'erano uomini del ministero dell'Economia, e durante le audizioni parlamentari sul tema, né Abi né Banca d'Italia segnalarono difficoltà di applicazione della direttiva”, in sostanza Pelillo cerca di smarcarsi dalle responsabilità e un po’ goffamente ma comprensibilmente cerca di proteggere dalle responsabilità anche il Partito Democratico senza mai pronunciare che all’epoca il governo in carica era il governo Letta (Pd). Inevitabilmente Mario Draghi ha dovuto rispondere polemicamente a tanta riluttanza: “le regole del Bail-in sono state votate ed approvate due anni fa”.
Indiscutibilmente c’è un corto circuito, anche da parte di Forza Italia che affianca la protesta di Pelillo seppure chiedendo una maggiore enfasi e più interventismo, ma la domanda sorge spontanea: tutti sapevano che due anni fa erano stati sottoscritti degli accordi e autorizzata una Direttiva sul Bail-in, nel lasso di tempo intercorso maggioranza di governo e opposizione dev’erano? Sarà mica il solito discorso dello scolaretto che esce per andare a scuola e dimentica la cartella?

autore / Luca Lippi
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