Cirinnà kamikaze, ma solo lei deve fare mea culpa? Il merito di Adinolfi

17 febbraio 2016 ore 13:18, Americo Mascarucci
"Lo so che ho sbagliato a fidarmi del M5S e pagherò per questo. Mi prendo la mia responsabilità politica di essermi fidata di loro. Concluderò la mia carriera politica con questo scivolone e ne prendo atto".
Ad utilizzare questi toni da "resa incondizionata" la senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà che vede sfumare di ora in ora la possibilità di veder approvato quel Disegno di Legge sulle unioni civili da lei così tenacemente e faticosamente elaborato: "Il 2081, cioè il disegno di legge sulle unioni civili ora in discussione lo abbiamo scritto, nella sua ultima versione, per rispettare la scadenza voluta da Renzi del 15 ottobre, io, Tonini e Lumia nella stanza di Tonini - rivela la Cirinà -  E questa versione rappresentava l’accordo raggiunto nel Pd sulla materia. Era nel totale rispetto del programma di Governo. Altri accordi avrebbero svenduto dei diritti e questo non era possibile". 
Ma è soprattutto sui 5Stelle che la Cirinnà fa maggiormente mea culpa. 
Era convintissima che alla fine i grillini avrebbero rispettato l’impegno preso, quello cioè di votare il testo con inclusa la stepchild adoption, ossia la possibilità per le coppie gay di adottare il figlio biologico di uno dei conviventi. La certezza che i 5Stelle avrebbero mantenuto fede all'impegno ha spinto Cirinnà e company a puntare i piedi sulla stepchild fino a rischiare, come avvenuto, lo scontro interno al gruppo del Pd al Senato con i cattolici orientati a chiedere lo stralcio della norma e la sostituzione con altre e diverse forme di affido. 
Ieri la doccia fredda, con l’annuncio dei 5Stelle di non votare l’emendamento di Andrea Marcucci, il cosiddetto "super-canguro" che avrebbe dovuto far decadere quasi tutti gli emendamenti al Disegno di legge sulle unioni civili e accelerare il percorso di approvazione del provvedimento. 
Invece il cambio di rotta dei grillini ha messo in evidenza la fragilità di una maggioranza trasversale che in realtà non esiste. 
Cirinnà kamikaze, ma solo lei deve fare mea culpa? Il merito di Adinolfi
Da qui la decisione del Pd di optare per una pausa di riflessione rinviando di una settimana l’esame del Ddl
E di fronte all'inaffidabilità politica dei penta stellati a questo punto al Pd non resta che ricercare i voti necessari per approvare la legge al proprio interno, ossia attraverso un accordo con i cattodem; ma questo inevitabilmente non potrà non comportare lo stralcio della stepchild adoption e dunque la ricerca di compromessi che possano ricompattare il partito. 
Onore dunque alla senatrice Cirinnà che si è assunta la responsabilità politica di una strategia oggi rivelatasi completamente fallimentare: una strategia che ha prediletto il dialogo con il principale partito dell’opposizione, il Movimento 5Stelle a scapito della ricerca di possibili mediazioni interne alla maggioranza e allo stesso Pd. Ci si è fidati dei 5Stelle, certi che avrebbero avuto tutto l’interesse a rivendicare poi l’approvazione della legge sulle unioni civili a proprio beneficio. 

Ma non può essere soltanto Monica Cirinnà a pagare per il fallimento di questa strategia politica che, molto probabilmente, porterà se non proprio ad archiviare, quanto meno ad annacquare il disegno di Legge sulle unioni civili e a stralciare la norma sulla stepchild. Anche il Premier Matteo Renzi infatti è sembrato sempre troppo sicuro di sé al punto da sfidare a viso aperto la piazza del Family Day e i moniti del presidente dei vescovi Angelo Bagnasco ribadendo il carattere laico dello Stato: ha ignorato il segnale giunto dai cattodem alcuni dei quali, vedi Rosa Maria di Giorgi, a lui molto vicini circa l’esigenza di mitigare una norma, quella sulla stepchild che conteneva al suo interno il rischio di incentivare la pratica dell’utero in affitto. 
Avrebbe potuto lui per primo favorire la mediazione, preferendo invece mandare in avanscoperta la vice Debora Serracchiani ostinata nel ribadire che la legge andava approvata così come era senza modifiche di sorta, "perché ce lo chiede l’Europa". E ha ignorato gli inviti del principale alleato di Governo, l’Ncd ha stralciare la stepchild e ad affrontare il tema delle adozioni in un provvedimento ad hoc. Niente da fare, e ora per salvare la legge sulle unioni civili probabilmente non resterà altro che procedere come sarebbe stato più ovvio fare sin dall'inizio, ascoltando le proposte dei cattolici Pd  e trovando un’indispensabile mediazione. 

E allora, soltanto la Cirinnà deve fare mea culpa? 
Intanto su Facebook Mario Adinolfi commenta in un post: "Monica Cirinnà dichiara: 'Chiudo la mia carriera politica con questo scivolone'. Marilena Grassadonia (Famiglie arcobaleno): 'Per noi è finito tutto, la stepchild adoption è morta'. Senatori Pd fanno notare che il rinvio non è una brutta cosa con in vista Roma-Real Madrid e Fiorentina-Tottenham. Intanto l'aereo di Matteo Renzi è costretto a un atterraggio di emergenza in Brasile perché un finestrino si è quasi rotto in volo. Insomma, scegliete la motivazione che preferite o in cui credete: giustizia, insipienza politica, superbia, ammonimento divino, italianissima farsa. Resta il dato che, contro ogni pronostico, il ddl sulle unioni gay che legittima la pratica persino dell'utero in affitto è bloccato. Ci spiegavano che era impossibile, che avevamo già perso. Ma gli innocenti, che non sapevano che la cosa era impossibile a farsi, la fecero".
Per dovere di cronaca va riconosciuto ad Adinolfi il merito di aver scoperto per primo l'esistenza della stepchild nelle pieghe dell'articolo 5 del Ddl Cirinnà altrimenti ben nascosta. Insomma senza di lui e il Family Day forse non si sarebbe scatenato quel dibattito che oggi, forse, porterà a cambiare le legge. Pochi ma coraggiosi. 

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