Ecco perchè e come il Ddl Cirinnà rischia di non passare

17 febbraio 2016 ore 13:42, Lucia Bigozzi
Undici. Uno in più dei “dieci piccoli indiani” ma il senso non cambia. Perché ad oggi, il ddl Cirinnà è in fin di vita, dopo il 'no non ci sto' grillino. Undici sono i voti che fanno la differenza. Undici sono i voti di ieri che rendono evidente quello che dopo il dietrofront dei 5S è apparso subito chiaro: la maggioranza non c’è più. Undici voti e tra questi quelli dei cattodem che dicono no alla stepchild adoption e per questo hanno presentato “emendamenti migliorativi” come va ripetendo da giorni la senatrice renziana Rosa Maria Di Giorgi, capofila della pattuglia senatoriale che si è messa di traverso e, paradossalmente, ha fatto lo sgambetto alla “mamma” del ddl: Monica Cirinnà che proprio oggi ha alzato le mani, ammesso l’errore - come ha spiegato - di essersi fidata dei senatori pentastellati e annunciato l’uscita di scena, anche politica. Insomma, la sua firma non sarà più la prima su qualunque versione della legge sarà partorita - se lo sarà – da qui a mercoledì quando l’Aula riprenderà l’esame del testo. Rinvio chiesto dal Pd, guarda caso, nel tentativo in extremis di trovare, almeno gli undici voti che oggi fanno la differenza. Ma come? 

Ecco perchè e come il Ddl Cirinnà rischia di non passare
Il punto è che come si gira, la frittata pare fatta. E lo dice con grande lucidità la senatrice dem Laura Puppato che a Intelligonews spiega come stanno le cose: “Il punto è che non c’è la maggioranza. La prova chiara è questa: ieri ci sono stati 11 voti di differenza all’interno dei quali ci sono quelli della maggioranza Pd contraria al provvedimento completo che ricomprenda le adozioni. Quindi non c’è più la maggioranza. Se 11 voti compreso l’aiuto che ci è arrivato dai senatori di Ala sono la differenza, significa che non c’è più la maggioranza su questo provvedimento. A meno che non ci sia un cambio di atteggiamento da parte dei 5S rimettendo in pista le loro dichiarate scelte. Qui non c’è la classica situazione in cui c’è un’opposizione, vedi Lega e Forza Italia che, legittimamente, non vogliono la legge; no, qui c’è un’opposizione che vuole dichiaratamente non far votare la legge”. Più chiaro di così. E ora? Analizziamo le opzioni in campo. Il punto cardine è che se i 5S da qui a mercoledì terranno il punto, diventeranno ancor più decisivi i cattodem che non vogliono la stepchild adoption ma chiedono modifiche e per questo hanno presentato una serie di emendamenti. Ma se si rimette mano alla stepchild adoption, Grillo non più di due giorni fa ha fatto sapere che i suoi non voteranno un testo rivisto e corretto, tanto è vero che proprio per questo loro stessi hanno deciso di non presentare emendamenti al ddl Cirinnà. Quindi, siamo punto e accapo. 

L’altra opzione è che si palesino le frizioni dentro il M5S e una parte di senatori decida di “sostenere” il ddl Cirinnà. Ipotesi che per il momento appare abbastanza remota, anche perché col Pd e Renzi in difficoltà, i grillini avrebbero buon gioco per rivendicare il varo di provvedimenti a loro cari; vedi reddito di cittadinanza. L’ipotesi che in queste ore concitate circola tra i senatori dem più amareggiati, è che se entro mercoledì non ci saranno novità, toccherà riscrivere la legge e ripartire da zero. Ma senza Monica Cirinnà che non ci metterà più sopra la sua firma. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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