Unioni civili, slittato il voto: chi di canguro ferisce, di stepchild perisce

17 febbraio 2016 ore 16:57, Americo Mascarucci
Unioni civili, slittato il voto: chi di canguro ferisce, di stepchild perisce
Il Ddl Cirinnà sulle unioni civili tornerà in aula al Senato mercoledì prossimo, 24 febbraio, dopo il Milleproroghe. 
Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama.
La decisione di rinviare la discussione è arrivata in seguito al cambio di rotta dei 5 Stelle che ieri hanno detto no al “super-canguro” di Marcucci, quello che, se approvato, avrebbe spianato la strada alla legge, facendo decadere la stragrande maggioranza degli emendamenti presentati al testo. 
Il voto dei 5Stelle era dato per scontato dal Pd che non a caso ha voluto forzare la mano sul canguro nonostante le perplessità e i malumori dei cattodem. Adesso, di fronte all'inaffidabilità dei 5stelle il Ddl è a rischio. 
Che fare dunque? Insistere con la stepchild adoption sapendo perfettamente che i cattodem non voteranno la norma e che dai 5Stelle potrebbero non arrivare i voti necessari per approvarla visto che fra i grillini il fronte della "libertà di coscienza" si sarebbe ingrossato? Oppure stralciare la norma sulla stepchild sostituendola con altre e diverse forme di affido correndo il rischio di perdere i voti della minoranza Dem (leggi Cuperlo e company) di Sel e anche dei 5Stelle disposti a votarla e contrari a modifiche? Una pausa di riflessione dunque essenziale quella chiesta dal Pd con la speranza di arrivare, da qui ad una settimana, in aula con una fotografia più chiara della situazione. 

Dicevamo della minoranza Dem. Se i cattolici insistono nel chiedere lo stralcio della stepchild i laicisti duri e puri puntano i piedi contro eventuali ipotesi di modifica: "L'episodio avvenuto ieri nell'Aula del Senato ha rappresentato un problema procedurale che non cambia le posizioni in campo nel merito del provvedimento. Per quanto riguarda il Pd, l'Assemblea del gruppo del Senato ha approvato l'impianto del ddl Cirinnà e si è impegnato a votarlo, lasciando libertà di coscienza su tre emendamenti. Non ci sono ragioni per modificare questa posizione e su questa linea ci aspettiamo coerenza da tutto il gruppo dirigente del Pd e dal suo segretario", scrivono in una nota i senatori del Pd Broglia, Casson, D'Adda, Dirindin, Fornaro, Gatti, Giacobbe, Gotor, Guerra, Guerrieri, Idem, Lai, Lo Giudice, Lo Moro, Manassero, Manconi, Martini, Migliavacca, Pegorer, Ricchiuti, Sonego.
Ma è soprattutto contro i 5Stelle che si sta concentrando la rabbia maggiore, anche se va detto che ai grillini non può essere imputata alcuna responsabilità in merito. Non è certo colpa di Di Maio e company se il Pd sul Ddl Cirinnà non è stato in grado di avere una maggioranza.
I 5Stelle hanno semplicemente giocato il loro ruolo di opposizione, mettendo in luce come il Governo e il principale partito della maggioranza senza la stampella grillina non possono ottenere nulla. E non ha senso accusare i 5Stelle se la legge non sarà approvata o se la stepchild dovesse essere definitivamente stralciata. Infatti, solitamente, quando si tratta di approvare provvedimenti di una certa rilevanza, l’appoggio delle opposizioni non dovrebbe essere determinante ma semmai ampliare una maggioranza già in essere. Il capolavoro di Renzi, Zanda e dei fautori del Ddl è stato invece quello di consegnarsi mani e piedi a Grillo e company sicuri che non avrebbero mancato all'impegno ribadito per settimane. Invece sono stati "messi nel sacco" e adesso sulle unioni civili si dovrà ripartire daccapo. 
Adesso che succederà? Inizia oggi una settimana di passione. Per Renzi e il Pd sicuramente sì. 

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