Che fine ha fatto Dino Zoff?

17 febbraio 2017 ore 10:10, intelligo
C’è una famosa rivista di calcio in lingua inglese che viene letta in tutto il mondo, la World Soccer, che lo ha piazzato nella 47esima posizione tra i migliori calciatori di tutto il XX secolo. Pelé invece ha creato una classifica denominata FIFA 100 e l’ha pubblicata nel 2004 inserendovi i nomi dei migliori 125 giocatori di calcio al mondo viventi, e il nostro uomo compare anche lì. Sempre nel 2004, per celebrare il proprio 50º anniversario, l'UEFA invitò ogni federazione nazionale a essa affiliata a indicare il proprio miglior giocatore dell'ultimo mezzo secolo: la scelta della FIGC – la Federazione Italiana Gioco Calcio – guarda caso ricade su di lui, che venne quindi designato Golden Player dalla confederazione calcistica europea. Ma non basta, perché quando la UEFA organizza un sondaggio online per celebrare i migliori calciatori d’Europa degli ultimi cinquant’anni in una  classifica denominata UEFA Golden Jubilee Pool, eccolo di nuovo,  5° e primo degli italiani. Alla luce di tutto ciò, non può mancare nella Hall of Fame del calcio italiano, nella sezione veterani. Sì, vi stiamo per parlare di una vera leggenda non solo nazionale…
Dino Zoff nasce a Mariano del Friuli nel 1942, in pieno secondo conflitto mondiale. Sono anni molto difficili quelli, e suo padre mantiene la famiglia solo a costo di un durissimo lavoro nei campi, dove curva la schiena dall’alba al tramonto. Normale quindi che il credo della famiglia Zoff sia tutto imperniato sull’impegno e il sacrificio, due concetti che papà Mario inocula bene nella mente del figliolo. Lui, come tutti i ragazzini del mondo soprattutto in quell’epoca, sogna di diventare un campione sportivo, nel suo caso il portiere di un’importante squadra di calcio, ma ha anche ben presente la differenza che c’è tra il sogno e la realtà, e la realtà si chiama iniziare a lavorare giovanissimo, in un’officina dove si reca tutte le mattine in bicicletta e dove lo prendono talmente a ben volere che ogni tanto gli concedono un po’ di tempo per allenarsi al calcio, tra gli amati pali della sua porta. Ed è bravo, Dino, sia con le auto che soprattutto come portiere di calcio, ma è uno scricciolo di 15 anni, gracilino, quasi ingobbito, e quando richiamati da una certa fama che il giovane Zoff si è fatto difendendo la porta della Marianese, la squadra locale per cui gioca, arrivano a vederlo prima Giuseppe Meazza e poi Renato Cesarini, osservatori per Inter e Juve, entrambi lo scartano. “Che errore! Che errore, signori miei” potrebbe tranquillamente dire oggi chiunque. 
Che fine ha fatto Dino Zoff?
Dino intanto porta lo stipendio che guadagna in officina a casa, e suo padre Mario si è ormai convinto che il ragazzo diventerà un ottimo meccanico quando ecco che si fa avanti l’ennesimo osservatore, un certo Comuzzi che ne fiuta il talento,  lo porta all’Udinese dove Bonizzoni lo fa esordire in serie A, per poi accasarlo al Mantova. E’ il 24 settembre del ’61 e Dino Zoff ha da poco compiuto il 19 anni; il giovane portiere si trova a dover difendere la sua porta contro la Fiorentina, ma non va bene perché quel giorno ne prende ben cinque: esordio mica male per un uomo destinato a diventare uno dei migliori portieri di sempre. 
Dopo l’esordio all’Udinese e quattro anni al Mantova, nella stagione 1967-1968, Dino Zoff approda al Napoli dove resterà fino alla stagione 1971-1972. L’anno successivo – stagione 1972-1973 - passerà alla Juve, sulle sue tracce da ben tre anni e, con la Juve sarà subito amore. Il suo stile asciutto, che lascia poco e niente all’esibizionismo tipico di alcuni portieri, soprattutto di quelli bravi, è in perfetta sintonia con il tanto decantato “stile Juve”. Anche l’atteggiamento nella vita privata di Dino è quello giusto, persona estremamente riservata, schiva, di poche parole, lavoratore come pochi, pronto al sacrificio, grato alla sorte che gli ha permesso di guadagnarsi la vita – e bene – facendo quello che ama di più. In pratica, il calciatore perfetto che, se anche apprezza la fama, non lo dà a vedere. Ed è magari per questo che riesce a inanellare tanti successi, lavorando sodo, senza distrazioni che non siano la famiglia, l’amata moglie Anna e i figlioli. 

Così, Dino Zoff diviene Campione europeo nel 1968 e campione mondiale nel 1982 con la nazionale italiana.  
Nella Juve, dove milita ben 11 anni senza mai mancare ad una partita di campionato, Zoff colleziona 479 presenze di cui ben 330 in Serie A, vincendo sei campionati italiani, due Coppe Italia e una Coppa UEFA, e disputando due finali di Coppa dei Campioni e una di Coppa Intercontinentale. Zoff forma, insieme al compianto libero Gaetano Scirea e ai terzini Claudio Gentile e Antonio Cabrini, una delle migliori linee difensive nella storia del calcio. Se tutto ciò non bastasse, Dino Zoff detiene anche il record mondiale di imbattibilità per squadre nazionali, non avendo subito reti per 1142 minuti consecutivi. E’ stato inoltre il giocatore più anziano a vincere una Coppa del Mondo, quando l’Italia se l’è aggiudicata nel 1982 ai Mondiali di Spagna, ed è anche l’unico giocatore italiano che può fregiarsi a livello nazionale sia del titolo di campione europeo che di campione del mondo. 

Ma la carriera di questo grande atletico non si è esaurita in campo. Una volta smesso con il calcio giocato quando ha ormai superato i 40 anni, Dino Zoff non lascia il mondo del pallone. Su un’offerta della Juve, inizia ad allenare i portieri per la Vecchia Signora: ci resta due anni, poi sceglie di lasciare dicendo: “E’ un ruolo senza futuro, che mi va stretto”, e accetta  la guida della nazionale olimpica, che si qualifica imbattuta per i Giochi 1988 di Seul, dove però non segue la squadra perché nel frattempo  ha scelto di tornare alla Juve, chiamato da Boniperti per sostituire Marchesi. Alla guida della Juve ottiene per la sua squadra un quarto e un terzo posto in campionato, e la conquista di una Coppa Italia e una Coppa UEFA, ma non riesce ad accontentare Montezemolo, che lo sostituisce con Maifredi. “Non mi sono mai aspettato niente da nessuno”, è il lapidario commento di Dino. Arriva così alla Lazio, dove tra Calleri e Cragnotti, riesce a portare la squadra dal dodicesimo al quarto posto. Due anni dopo, si presenta per Zoff la possibilità di guidare la nazionale, che sarebbe poi il giusto coronamento a una splendida carriera. Sotto la sua guida, l’Italia raggiunge la finale degli europei 2000 contro la Francia, ma va male e la partita finisce al Golden goal con la vittoria dei transalpini.  In seguito, per un commento davvero fuori luogo del capo di Forza Italia, Silvio Berlusconi,  Zoff dà le dimissioni irrevocabili dalla guida della nazionale. 
Nel settembre del 2014, Dino Zoff ha  pubblicato la sua autobiografia Dura solo un attimo, la gloria.

di Anna Paratore


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