I mostri? E' la società delle pulsioni dell'io, ma dirlo è culturalmente scorretto

17 giugno 2014 ore 9:44, Americo Mascarucci
I mostri? E' la società delle pulsioni dell'io, ma dirlo è culturalmente scorretto
Un uomo ha sterminato la sua famiglia, ha barbaramente ucciso la moglie ed i suoi tre figli e subito dopo se ne è andato con gli amici a seguire la partita dell’Italia come se niente fosse, ridendo, scherzando esultando per i gol e imprecando per quelli mancati. Messo alle strette dagli inquirenti ha confessato di aver commesso il folle gesto perché si era innamorato di un’altra donna, una collega di lavoro, con la quale voleva rifarsi una vita, senza l’ingombro della famiglia.
Adesso state certi che avremo i canali televisivi invasi dagli psichiatri che cercheranno di spiegarci su basi rigorosamente scientifiche e psicologiche come è stato possibile tutto ciò, quale leva è scattata nell’animo di quell’uomo per spingerlo a compiere un atto così orrendo. Ci sarà pure qualche sacerdote mediatico che cercherà di dare la sua chiave di lettura mischiando un po’ di psichiatria con qualche generico richiamo alla crisi dei valori. Nessuno però probabilmente avrà la forza e il coraggio di puntare il dito contro la società relativista che ci circonda, quella società sempre più fondata sulle pulsioni dell’io e sempre più vuota di valori etici e morali. La famiglia l’abbiamo bistrattata, l’abbiamo ridotta ad un qualcosa di superato, di vecchio, un retaggio di epoche passate che oggi non hanno più ragione d’esistere. Le famiglie di oggi si sfasciano con una frequenza impressionante e per le ragioni più disparate; un tempo quando una coppia entrava in crisi si cercavano comunque le ragioni per far sì che potesse ricomporsi perché in una società basata su valori condivisi il matrimonio era un atto sacramentale, il divorzio era un’ eccezione da evitare, l’amore per i figli veniva prima di ogni altra cosa. Oggi il mondo si è capovolto, le pulsioni dell’io hanno sostituito il concetto di solidarietà familiare, al punto che paradossalmente l’eccezione non è più rappresentata dalle coppie che chiedono di rompere il vincolo matrimoniale, ma proprio da quelle che riescono a restare insieme nonostante problemi e difficoltà di ogni tipo. Abbiamo introdotto il divorzio breve perché non abbiamo più nemmeno la pazienza di riflettere, di aspettare, di tentare una qualche strada che possa salvare l’unione di coppia. Il matrimonio non lo vogliamo nemmeno più, preferiamo la forma più semplice della convivenza così se poi ci si stufa ci si può separare senza troppi problemi e risparmiando pure sulle spese legali. I figli non si desiderano nemmeno più, comportano troppe responsabilità, troppi vincoli, meglio farne a meno. Siamo partiti dalla distruzione del matrimonio attraverso le leggi e la giurisprudenza civile e oggi ci ritroviamo sempre più frequentemente alle prese con l’eliminazione fisica.  Quanti casi di donne uccise negli ultimi tempi hanno avuto come sfondo il desiderio del marito di rifarsi una vita con un’altra donna? E se poi la moglie dovesse mettersi di traverso, creare problemi, rendere complicato il nuovo rapporto affettivo? Meglio toglierla di mezzo così non ci pensiamo più. Direte voi, ma che c’entrano i figli? I figli volenti o nolenti sono anch’essi da ostacolo perché in qualche misura obbligano il marito e padre a restare legato alla moglie e madre dei propri figli; e allora togliamo di mezzo anche i figli così nessuno ci romperà più le scatole e potremo vivere tutti più felici e contenti. C’è poco da ironizzare su tragedie come questa, ma purtroppo queste sono le drammatiche conseguenze di una società che ha scelto di vivere in una sorta di anarchia valoriale. Nessuno probabilmente andrà in televisione a tracciare una simile analisi e tutti preferiranno cercare spiegazioni nella follia umana, nel raptus omicida scatenato dalla gelosia e dalla passione, quella passione cieca che annebbia la vista e fa perdere il senno all’essere umano. Ma se l’essere umano avesse una coscienza capace di guidare la ragione, probabilmente le categorie del bene e del male continuerebbero ad orientare la vita di ognuno, aiutandoci a saper distinguere ciò che è bene ed è lecito fare, da ciò che è male. Invece guidati esclusivamente dalle pulsioni dell’io siamo arrivati a sostituire le categorie del bene e del male con l’io voglio, un io voglio che deve essere raggiunto ad ogni costo, ad ogni prezzo. Il relativismo etico ci ha condotti ad una sorte di egoismo generalizzato, facendoci perdere il valore più grande, il valore dell’amore e della solidarietà. Viviamo nella società dell’indifferenza, l’indifferenza verso la vita umana, compresa quella dei propri figli che vengono sacrificati se rischiano di ostacolare il soddisfacimento dell’io e dei suoi desideri.
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