Cgia Mestre, crescono industria e commercio ma le tasse non scendono

17 giugno 2015, Luca Lippi

Cgia Mestre, crescono industria e commercio ma le tasse non scendono
Mentre l’Istat seguita a offrire chiavi di lettura dei dati settoriali, usando il metodo del “carta vince, carta perde” per mostrare quello che non si può vedere, cittadini e imprenditori sempre più confusi in coda allo sportello bancario per la scadenza di oggi, ci si chiede com’è possibile leggere certe “cifre”...

Il dramma è che non c’è nessuna alcuna diminuzione delle tasse, il resto lo dicono i numeri.

Imu e Tasi sono letteralmente raddoppiate e basta leggere l’evoluzione negli anni specie per gli immobili strumentali.

Dopo l’introduzione dell’Imu e poi della Tasi, tra il 2011 e il 2014 la pressione fiscale sugli immobili strumentali ha visto un inasprimento illogico. Considerato che nell’ultimo anno di Ici il gettito complessivo sulle attività produttive ha portato nelle casse dei Comuni quasi 5 miliardi, l’anno scorso il prelievo ha superato i 10 miliardi di euro. I dati reali sono i seguenti: + 142 % per uffici e studi privati; + 137 % per negozi e botteghe; + 107 % per laboratori di arti e mestieri; + 101 % per gli istituti di credito; + 94 % per gli immobili a uso produttivo. Tutti i calcoli sono certificati dalla Cgia di Mestre e hanno preso come riferimento il 2011 (anno del pagamento Ici).

Bortolussi (Cgia Mestre) correda l’analisi con il seguente commento: “i Sindaci hanno mantenuto relativamente basso il livello di tassazione sulle prime case, innalzando, invece, quello sugli immobili ad uso produttivo e sulle abitazioni diverse dalla principale. Insomma, hanno fatto cassa sulle spalle degli imprenditori, sfruttando le situazioni più surreali che la legge ha dato origine, come, ad esempio, l’applicazione dell’Imu su alcune tipologie di macchinari. Una vera e propria follia!”.

In conclusione, la pressione fiscale cresce direttamente su industria e artigianato e indirettamente anche sui cittadini (da qualche parte si dovrà pure recuperare il maggior costo), quindi le tasse sono aumentate, e aumentano a ritmi piuttosto sconcertanti. L’illogicità del metodo è conseguente al fatto che se un settore ha bisogno di essere aiutato al suo rilancio in genere gli si offre un sostegno, non gli si aggancia un piombo alla cintura.

Già il Jobs Act ha creato la chiusura di attività sane con lo scopo di poter licenziare e riassumere con i nuovissimi contratti (magari prendendo anche il bonus), le poche rimaste sulla “prima linea” nonostante l’erosione del reddito vedono aumentare i costi fiscali; diciamo che sembra che la strategia sia quella di radere al suolo quel poco di buono che per decine di anni ha sorretto i costi dello Stato, oppure c’è una preoccupante incompetenza alla guida del Paese?


autore / Luca Lippi
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