Renzi lancia l’amo e i dem lo “pescano”: non stare tranquillo Marino

17 giugno 2015, intelligo
Renzi lancia l’amo e i dem lo “pescano”: non stare tranquillo Marino
Il sospetto sulla frase renziana sibillina ma ormai ‘testata’ (ricordate #Enricostaisereno?) rivolta a Ignazio Marino, nel corso della mattinata trova certezze nelle file dem. Tanto che è cominciato, anche se lento, quello che a leggere le dichiarazioni dei big pare simile al gioco del 'chi butto dalla torre prima che mi ci buttino a me'. 

In questo caso, l’esercizio in casa dem è una progressiva “sfiducia politica” nei confronti dell’uomo che due anni ha conquistato il Campidoglio e oggi, suo malgrado, si ritrova col Campidoglio in pieno tsunami “Mafia Capitale”. La frase choc che il premier affida alla conversazione con La Stampa, recita così: “Se fossi in Marino non starei tranquillo”. Ci stanno molte cose dentro e il Pd a stretto giro si allinea. 

A cominciare da Matteo Orfini, presidente del Pd e commissario del partito romano, uno dei più strenui difensori dell’operato del primo cittadino capitolino. Oggi alle agenzie consegna questo commento:  il Pd continua ad assicurare appoggio deciso al sindaco di Roma Ignazio Marino, ma “saremo tranquilli solo quando tutti i problemi della città saranno risolti”. Il che significa che ora è Marino a dover risolvere i problemi della Capitale dall’alto della fascia che indossa. “Quella di Renzi e' una battuta e uno stimolo per far più e meglio sulla strada che abbiamo intrapreso” prova a correggere il rito Orfini, ma è chiara una certa insofferenza dei vertici democratici. 

Più esplicito Andrea Romano, parlamentare dem e coordinatore del XIII Municipio di Roma che ai microfoni di Radio Radicale osserva: “Non penso che l'intervista di Matteo Renzi alla Stampa segni la fine dell'esperienza di Ignazio Marino a Roma. Il primo cittadino resta un ottimo sindaco. Allo stesso tempo però, è chiaro che lo scandalo di Mafia Capitale chiama in causa tutti e nessuno può tenersi fuori”. Romano consiglia a Marino di “guardarsi nello specchio con molta franchezza e assumersi le proprie responsabilità, così come ha fatto tutto il Pd romano con il commissariamento di Matteo Orfini. Marino deve fare un passo per riconoscere quello che non ha funzionato nella prima fase della sua giunta”. 

La replica di Ignazio Marino non si fa attendere e a chi torna sul tasto dimissioni, non si scompone: “Dimissioni? Noi pensiamo al futuro della città, la città cammina e sta andando avanti”.

IL DOSSIER DEL PREFETTO.  Mille pagine sulla scrivania del prefetto di Roma. Franco Gabrielli sta già esaminando la relazione redatta dalla commissione d'inchiesta nominata dall'ex prefetto Giuseppe Pecoraro per studiare le carte dell'indagine Mondo di Mezzo. I tre commissari, il prefetto Marilisa Magno, il viceprefetto Enza Caporale e il dirigente del ministero dell'Economia Massimiliano Bardani, hanno analizzato gli atti dell'inchiesta consegnando il frutto del loro lavoro nelle mani di Gabrielli. 

Ora sarà proprio il prefetto di Roma a tirare le somme e a formulare le conclusioni sulla base dei risultati dell'attività ispettiva. Al termine di questo lavoro, che dovrà concludersi entro 45 giorni, Gabrielli sceglierà se chiedere lo scioglimento del Comune di Roma al Viminale. Ma secondo gli spifferi di Intelligonews pare che lo stesso Gabrielli abbia intenzione di accelerare i tempi consegnando prima il suo parere al ministro dell’Interno Alfano che a sua volta, lo sottoporrà al Consiglio dei ministri per la decisione finale.

LuBi
autore / intelligo
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