Italia-Francia: dalla Ue alla Libia, storia economica di due fratelli-coltelli

17 giugno 2015, Luca Lippi
Dati relativi alla Francia, rapporto diretto con la UE (dati ufficiali Commissione Europea):

Superficie: 632 833,6 km2

Popolazione: 65 856 609 (2014)

Popolazione in % della popolazione totale dell'UE: 13% (2014)

PIL 2,060 trilione di euro (2013)

La Francia ha 74 deputati nel Parlamento europeo.



A)   Rapporti finanziari della Francia con l'UE nel 2013:

Spesa totale dell'UE per la Francia: 14,239 miliardi di euro

Spesa totale dell'UE in % del RNL (reddito nazionale lordo) della Francia: 0,68%

Contributo complessivo della Francia al bilancio dell'UE: 21,874 miliardi di euro

Contributo della Francia al bilancio dell'UE in % del suo RNL: 1,04 %

 
Dati relativi all’Italia, rapporto diretto con la UE (dati ufficiali Commissione Europea):

Superficie: 302 073 km2

Popolazione: 60 782 668 (2014)

Popolazione in % della popolazione totale dell'UE: 12% (2014)

PIL: 1,560 trilione di euro (2013)

L'Italia ha 73 deputati nel Parlamento europeo.

 
B)   Rapporti finanziari dell'Italia con l'UE nel 2013:

Spesa totale dell'UE per l'Italia: 12,554 miliardi di euro

Spesa totale dell'UE in % del RNL (reddito nazionale lordo)  dell'Italia: 0,81 %

Contributo complessivo dell'Italia al bilancio dell'UE: 15,748 miliardi di euro

Contributo dell'Italia al bilancio dell'UE in % del suo RNL: 1,02%


Italia-Francia: dalla Ue alla Libia, storia economica di due fratelli-coltelli
 
FRANCIA E ITALIA, L’UNA PER L’ALTRA.

Partner economici, con circa 70 miliardi di euro di scambi nel 2014 (200 milioni di euro di scambi quotidiani). L’Italia è il secondo cliente della Francia e la Francia il secondo fornitore della penisola.

L’Italia è il quarto importatore di prodotti agroalimentari francesi e costituisce uno dei mercati privilegiati per le automobili francesi (l’ 8,1% delle esportazioni francesi si realizzano in Italia) e i prodotti metallurgici (9,5%).

La Francia è il primo investitore in Italia, 1/5 degli investimenti internazionali in Italia (42 miliardi di euro) è di provenienza francese.

L’Italia è il quinto investitore in Francia, dopo gli Stati Uniti, la Germania, il Regno Unito e la Svizzera. In totale, quasi 1.300 filiali italiane hanno base in Francia impiegando oltre 80.000 dipendenti. Per quanto riguarda i progetti di creazione di posti di lavoro in Francia, l’Italia è il terzo paese al mondo dopo gli Stati Uniti e la Germania.

Forte è la presenza francese in Italia che risale a molto tempo fa, considerato che alcune aziende si sono stabilite nella penisola più di cento anni fa.

In termini settoriali, i servizi che rappresentano i tre quarti del totale degli investimenti,  le banche e le assicurazioni rappresentano più del 30%. Le aziende francesi sono fortemente rappresentate anche nel settore della grande distribuzione italiana, nell’energia (il 10% degli investimenti francesi) e nell’industria (in particolare nei beni strumentali, i beni intermedi, e i trasporti).

Riassumendo: La Francia è il secondo investitore in Italia: più di 1600 filiali francesi in Italia, che occupano più di 200 000 addetti.

Riassumendo: L’Italia è il quinto investitore in Francia: quasi 1300 filiali italiani in Francia, con oltre           80 000 dipendenti.

Oltre ai grandi gruppi, non si deve prescindere dalla presenza in entrambi i paesi di centinaia di Pmi, sia imprese italiane in Francia, sia imprese francesi in Italia, che, da entrambe le parti delle Alpi, rappresentano una fitta rete di siti di produzione, di centri decisionali e di punti di vendita.

La Francia e l’Italia possiedono nel campo delle tecnologie di punta, competenze riconosciute a livello mondiale : aerospaziale, industria dei componenti automobilistici, chimica, meccanica, telecomunicazioni e informatica, industria farmaceutica e biotecnologica. I due paesi concordano sul ruolo centrale dell’economia digitale e della collaborazione delle imprese francesi e italiane in questo campo, in particolare per l’attuazione delle Smart City (città intelligenti).

Per la Francia è determinante rendere più dinamica la relazione economica franco-italiana, progetto sviluppato e in evoluzione dal  vertice bilaterale tenutosi a Lione nel dicembre 2012. A questo fine, per coinvolgere il più strettamente possibile le imprese in questo processo, sono stati creati un Consiglio d’affari presieduto da Jean-Laurent Bonnafé (BNP Paribas) e Gabriele Galateri di Genola (Generali), incaricato di proporre delle soluzioni di miglioramento delle relazioni economiche bilaterali e un Consiglio economico, presieduto dall’Ambasciatore.

A livello amministrativo sono stati attivati un gruppo di lavoro bilaterale sulle questioni commerciali e industriali (GTCI) e un polo di diplomazia economica, che sotto l’autorità dell’Ambasciatore e del servizio economico dell’Ambasciata, analizza le istanze destinate a strutturare e vivacizzare la nostra relazione economica.

FRANCIA-ITALIA, AGRICOLTURA E UE

Riguardo i fondi all’agricoltura da parte dell’UE (PAC – politica agricola comune) mentre l’Europa tagliava su questa voce i fondi dell’11% (10,8 miliardi), Italia e Francia sono riuscite a farsi aumentare i fondi: l’Italia dell’1,4% (128 milioni a prezzo costante in sette anni), i cugini d’Oltralpe del 14% (1,1 miliardi).

A prezzi costanti (del 2011) possiamo disporre di 9,266 miliardi, a cui dovranno corrispondere altrettanti fondi di Stato e regioni.

Passiamo ora ad esaminare la questione libica che coinvolge interessi comuni sia di Italia sia di Italia.

LIBIA E I FATTI

La Libia, è stata considerata 'Stato canaglia' per il sostegno al terrorismo palestinese che ha colpito e colpisce anche l'Europa, tuttavia questo non ha impedito agli occidentali di tessere affari con il Colonnello Gheddafi. Roma e Parigi (in eterna competizione) si sono strappate concessioni attraverso l’intervento sul campo dei rispettivi eserciti del petrolio: Suez, Gas de France, Edf ed Edison, sul fronte francese, Eni, Enel, Saipem su quello italiano. Sia Sarkozy sia Berlusconi hanno riverito Gheddafi (l’impresentabile!), il pagamento da parte di Francia e Italia per le forniture di petrolio libico sono state sempre sotto forma di tecnologia bellica e armi.

L’anomalia è che a decidere la politica internazionale (rapporti dei due cugini con il dittatore libico) sono i stati i colossi dell’energia e non i governi di cui fanno parte le varie industrie energetiche.

Nel 2010 Eni, Saipem ed Enel hanno strappato una serie di contratti per i nuovi giacimenti di gas in Algeria, un Paese che la Francia ha sempre considerato, al pari di tutte le sue ex colonie, come il “cortile di casa”. A questo si è aggiunta la batosta finale del referendum italiano che ha impedito il riavvio del nucleare (si sarebbe sviluppato un accordo presunto con tecnologia francese), in più oltre il danno anche la beffa ai danni ancora della Francia per mano dell’Italia; Sonatrach (potente compagnia energetica statale d'Algeria), ha stretto accordi con Roma per un gasdotto (cancellato dopo la guerra libica del 2011) finalizzato a portare il metano in Sardegna e in Toscana.

Nonostante i rapporti del Colonnello con la Francia (Sarkozy avrebbe ricevuto proprio dal Colonnello per sostenere la propria campagna elettorale del 2007 diversi milioni di euro), minacciato dall'Italia negli interessi strategici nazionali in nord Africa, la Francia di Sarko sarà la prima a premere il grilletto contro l'ex “fratello arabo”.

L’”anomalia”, anche dopo l’eliminazione di Gheddafi, ha proseguito: le compagnie energetiche (e non i governi) di Roma e di Parigi hanno cominciato a fare affari con le milizie, con il risultato che oggi l'estrazione di gas e petrolio da inviare in Italia e Francia continua. Tuttavia il fragile equilibrio è stato rotto dal terzo incomodo, l'Isis, che è arrivato a stanziarsi su quei territori senza trovare troppa resistenza da parte delle milizie stremate. E questo è e sarà sempre di più, un grosso problema sia per Roma sia per Parigi.

Il Califfato, oggi, vende il petrolio che sottrae agli emiri del Golfo Persico o lo immette nel mercato nero. Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi, sono i principali acquirenti del petrolio-Isis.

GESTIONE ECONOMICA MIGRANTI E RIFUGIATI

Le conseguenze di questi nuovi equilibri geo-politici e geo-economici, sono che Roma si trova a gestire un flusso enorme di rifugiati, mentre tutti e due i governi (Francia e Italia) temono che un altro grande fornitore e giocatore dello scacchiere energetico, ovvero la Russia (per giunta partner energetico privilegiato della Germania), possa inserirsi e usare il gas come arma di guerra e di ricatto per l’Occidente. Per questo motivo il ministro Gentiloni ha sottoscritto l’ipotesi di poter intervenire “ufficialmente” anche con gli eserciti in Libia. Intanto la Francia si sta vendicando dell’Italia, chiudendo la frontiera ai migranti passanti per l’Italia! Un bel rebus, molto emblematico e paradigmatico di una situazione ambigua che si trascina da troppo tempo.

Probabilmente la Francia coltiva l’obiettivo di rimettersi seduta al “tavolo di famiglia”, pianificando una nuova spartizione fra Eni e Total delle concessioni non appena la guerra in Libia sarà finita.

E’ una questione “diplomatica” fra “cugini coltelli”.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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