Obama Vs Putin: a chi conviene e a chi no la nuova "guerra fredda"

17 giugno 2015, intelligo
Obama Vs Putin: a chi conviene e a chi no la nuova 'guerra fredda'
di Alessandro Corneli 

La guerra, grande igiene dei popoli”. Così dicevano i Futuristi nel 1910, ma quando poi scoppiò sul serio la Grande Guerra, risultò che gli effetti furono pestilenziali, sul piano fisico e morale. Adesso spirano nuovi venti di guerra tra Washington e Mosca. 

La Nato avanza verso Est e si rafforza, e Putin risponde che potenzierà le batterie di missili intercontinentali puntati su chi minaccia il suo paese. A denunziare le mire aggressive dell’Orso russo sono soprattutto i tre piccoli Stati baltici (Lettonia, Lituania, Estonia), cui si aggiunge la Polonia (in attenuazione) e, naturalmente, l’Ucraina.

Propaganda, interessi politici contingenti e interessi economici formano un groviglio da cui solo gli ingenui pretendono di ricavare un giudizio sulla giustezza delle posizioni di una parte e l’infondatezza delle tesi dell’altra parte. Per quanto riguarda gli Stati baltici e la Polonia, è da escludere che Mosca voglia riportarli sotto il proprio controllo – “rifondare l’Impero”, dicono gli americani. Non ha né una convenienza strategica né, soprattutto, una convenienza economica. 

Più vantaggioso, per la Russia, avere questi paesi come clienti delle sue forniture di gas e petrolio. Senza contare che Putin non avrebbe vantaggi ad aggravare il bilancio dello Stato con le spese di una nuova “occupazione”.  A questi paesi, inoltre, conviene avere rapporti economici sempre più intensi con la Russia, che è un grande mercato ancora poco sfruttato. Solo ragioni di politica interna – di competizione tra partiti – spingono ad enfatizzare il pericolo perché da questo si ricava un appoggio da parte degli Stati Uniti, a loro volta interessati ad avere legami con i paesi europei. 

La ragione strategica di Washington è questa: se non puntella la Nato in Europa dell’Est, l’influenza russa diventerà dominante e porterà ad una saldatura del blocco euro-russo che escluderebbe gli americani. Negli altri paesi europei questa analisi trova sostenitori, ma non fino al punto di arrivare a una crisi grave che metterebbe a rischio una ripresa economica già difficile. La posizione di Angela Merkel, al riguardo, è precisa: la Russia deve rispettare gli accordi di Minsk sull’Ucraina ma per il resto devono continuare i buoni rapporti.

Proprio sull’Ucraina gli Usa hanno le carte migliori. Sul piano formale, l’annessione della Crimea da parte di Mosca è un vulnus al diritto internazionale. Ma con due limitazioni: gli abitanti della Crimea sono d’accordo di tornare nella braccia della Grande Madre Russia e poi, in Crimea, a Sebastopoli, c’è la maggiore base navale russa nel Mar Nero, che consente alla flotta di entrare nel Mediterraneo. 

È chiaro che Putin non può rinunziare a questa base strategica di vitale importanza. Recentemente, aerei russi hanno volato in prossimità di navi americane, sfiorando l’incidente. Ma le navi Usa erano nel Mar Nero, a poco distanza dalle coste russe. Che farebbe Washington se navi russe facessero manovre al largo della Florida? Non invierebbero forse i loro caccia a sorvolarle da vicino? Lo stesso vale per i quasi incidenti verificatisi nel Mar Baltico, dove la flotta russa ha la basa a Kaliningrad. 

Lasciamo da parte i vantaggi che potrebbero arrivare alle industrie belliche americane (ed europee) in caso di aumento delle tensioni. Ma sta di fatto che contro i 600 miliardi di dollari di spese per la difesa da parte degli Usa, la Russia ne mette in campo tra 80 e 90. E alle spese americane si aggiungo quelle di Francia e Regno unito, potenze nucleari.

A complicare il quadro c’è la Grecia. Che non paga perché non può pagare, a meno che non le arrivino alcune decine di miliardi di euro dalla Russia e dalla Cina. In cambio, ovviamente, di una posizione politica morbida verso Mosca e Pechino, che si tradurrebbe in un indebolimento della Nato, facendo saltare la strategia americana. Per questo Washington preme su Bruxelles affinché si trovi un accordo sul debito greco. Che poi significa una sola cosa: paghi l’Europa. 

Ma l’Europa – ovvero: la Germania – è disposta a pagare per la Grecia e per maggiori spese militari in ambito Nato e per una riduzione dell’interscambio con la Russia (e con la Cina)?  Infine Barack Obama: a un anno e mezzo dalla fine del mandato presidenziale può buttare in mezzo alla contesa elettorale dei temi di politica estera ai quali gli elettori americani sono di solito poco sensibili?         

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