Robot sottomarino ritrova l'Airbus Egyptair: scatole nere nella coda dell'aereo

17 giugno 2016 ore 10:04, Lucia Bigozzi
Il mare ha restituito i resti del velivolo Egyptair precipitato in circostanze ancora avvolte nel mistero, lo scorso 19 maggio. Ciò che rimane dell’aereo in fondo al mare Mediterraneo, al largo della città di Alessandria. E’ stato il robot sottomarino specializzato in questo tipo di ricerche, John Lethbridge, a “intercettare” i rottami del velivolo e nel corso delle operazioni di ricerca è stato possibile - proprio grazie alla strumentazione di bordo altamente sofisticata – ricostruire, tracciare una mappa abbastanza dettagliata del fondale che ha permesso di localizzare la coda dell’aereo, dove è custodita la scatola nera. La nave monta un sistema Alseamar, composto da tre rivelatori in grado di captare i segnali lanciati dalle scatole nere fino a una distanza di 5 chilometri. L’operatività del ‘registratore di bordo’ sarà attiva fino al 24 giugno. 

Da qui la corsa contro il tempo per riuscire a recuperarle in tempo utile e poi poter “leggere” e decifrare i “segreti” che hanno memorizzato, ovvero cosa è veramente successo a bordo dell’aereo dove hanno trovato la morte 66 passeggeri e tra questi 15 francesi (la Francia è stata infatti il Paese che ha avuto il maggior numero di vittime in questa tragedia). Restano in campo, per ora, alcune ipotesi avanzate dai tecnici che stanno mettendo assieme ogni piccolo tassello di questa incredibile vicenda: dall’avaria ai sistemi computerizzati di volo, all’idea di un dirottamento, o addirittura di un ordigno esplosivo che qualcuno è riuscito a piazzare a bordo, eludendo i vari passaggi di sicurezza e controllo. 

La notizia dell’intercettazione dei resti dell’Egyptair è stata comunicata ufficialmente dagli esponenti del governo egiziano che ha incaricato la nave specializzata nel ritrovamento delle scatole nere non solo di recuperarle ma anche di chiarire la dinamica del tragico evento. In queste settimane alle ricerche ha preso parte anche la nave francese Laplace: è stata proprio lei a “sentire” i segnali delle scatole nere nella zona che poi è stata battuta palmo a palmo dal robot sottomarino John Lethbridge.  


autore / Lucia Bigozzi
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