Milano soffre Brexit, fiammata (solo) in chiusura ma spread ai massimi

17 giugno 2016 ore 16:32, Luca Lippi
C’è una spiegazione a tutto quello che sta accadendo nelle Borse europee e soprattutto a quella italiana, ovviamente il Brexit è solo un mantra, una sorta di “tam tam” come fossimo noi a dover votare, in realtà la più antica democrazia della Storia ha una sua autonomia politica e soprattutto economica, quindi non sarà il giudizio dei cittadini europei o quello politico a spaventare il monolitico popolo di sua Maestà.
È chiaro che ci sia una forte curiosità sugli sviluppi economici del dopo voto, non c’è letteratura finanziaria sul caso e quindi qualche timore/sorpresa potrebbe affacciarsi sull’economia europea e soprattutto quella inglese, ecco dunque che c’è una corsa piuttosto serrata ai mercati che offrono beni rifugio, e questo determina la stasi e l’aumento dello spread.

Milano soffre Brexit, fiammata (solo) in chiusura ma spread ai massimi

Riguardo la giornata di ieri, tutte le neanche centrali non prendono posizione, e questo è già stato sufficiente per procurare il recupero delle borse (seppure sempre in territorio negativo) sulla chiusura. la Bank of Japan (BoJ) ha deciso di confermare la sua politica monetaria, lasciando invariati i tassi sui depositi a -0,1% e il piano di quantitative e qualitative easing (QQE) a 80 mila miliardi di yen. La Fed ha lasciato lo "status quo" sui tassi, così come la Bank of England. La Banca Centrale Europea conferma, come altre istituzioni, di essere spaventata dalla possibilità di uscita dell'Inghilterra dall'Unione Europea, sottolineando in occasione del bollettino mensile che l'economia dell'area della moneta unica cresce a tasso moderato, ma costante.
Segno più per l'oro, che mostra un aumento dell'1,37%. Prevalgono le vendite sul petrolio (Light Sweet Crude Oil), che si porta a 46,52 dollari per barile, in forte calo del 3,10%. Torna a galoppare lo spread, che si posiziona a 157 punti base, con un forte incremento di 8 punti base, mentre il BTP con scadenza 10 anni riporta un rendimento dell'1,55%. Tra i mercati del Vecchio Continente, Francoforte cede lo 0,59%, Londra lo 0,27% e Parigi lo 0,45%, risalendo dai minimi nel finale di seduta.
Per la Borsa di Milano il discorso è a parte, già piccola per dimensioni rispetto alle Borse del resto d’Europa, ormai da diversi trimestri registra un calo enorme di liquidità, e quindi basta un niente per far muovere l’indice, in questo modo risulta totalmente irrilevante quantificarne i movimenti. 
Alla chiusura di Milano risulta che il controvalore degli scambi nella seduta di ieri è stato pari a 2,87 miliardi di euro rispetto ai precedenti 2,38 miliardi di euro; mentre i volumi scambiati sono passati da 1,23 miliardi di azioni della seduta precedente agli odierni 1,41 miliardi, mentre i contratti si sono attestati a 300.172, rispetto ai precedenti 289.135. 
In sostanza non si muove niente. Solo una rilevazione che può essere interessante per avere una chiave di lettura prospettica, George Soros sta liberando diversi asset in perdita ricollocando la liquidità su oro e società specializzate allo stoccaggio, trasformazione e estrazione dello stesso. In buona sostanza un arroccamento che presagisce una nuova crisi finanziaria, ma sarebbe statao strano il contrario. L’accanimento terapeutico dei vari Qe nel mondo senza che si evidenzi una sostanziale mutazione dei ritmi di crescita economica a livello globale, sta a significare che ormai la “carcassa” è inutilizzabile e bisogna cambiare. 
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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