Oliver Stone intervista Putin e Yanukovich: il suo docufilm al Taormina Film Fest

17 giugno 2016 ore 21:56, intelligo
di Luciana Palmacci  

Protagonista della 62° edizione Taormina Film Fest, il Premio Oscar Oliver Stone ha aperto la sesta giornata della manifestazione con il documentario ‘Ukraine on fire’ di cui è coproduttore e compare come giornalista. Nell'opera, presentata in anteprima mondiale al festival, Stone è l’intervistatore dell'ex presidente Viktor Yanukovich e del presidente russo Vladimir Putin. Il docufilm ricostruisce la storia del paese dal 1941 al 2014, ponendo l'accento sui movimenti nazionalisti che parteciparono alla seconda guerra mondiale affiancando i nazisti nella strage di ebrei e polacchi. E che, supportati dalla Cia durante la guerra fredda, si sono infiltrati nelle manifestazioni ucraine pacifiche degli ultimi anni. 
Oliver Stone intervista Putin e Yanukovich: il suo docufilm al Taormina Film Fest

Ha richiesto tre anni di lavoro e parla dei temi caldi, dei punti di svolta del conflitto, e racconta con materiali d'archivio e interviste (tutte realizzate da Stone) la difficile storia dell'Ucraina, ricostruendo storie, uomini e geografie distanti le cui vicende giungono frammentate. "I media hanno un ruolo molto delicato e realizzando il documentario ho molto riflettuto sul ruolo del giornalismo investigativo: difficile, pericoloso, necessario" ha detto in un’intervista Stone. Tra gli intervistati dell’attore “Vladimir Putin, mi ha sorpreso per la sua calma, la sua razionalità, il suo essere presente come uno scolaro che ha molto studiato". 

Durante il suo intervento al festival, il Premio Oscar però non ha risparmiato un commento riguardo le presidenziali americane: "Quello che accadrebbe se fosse eletta la Clinton o Donald Trump conta poco. Negli Usa conta solo il sistema". L’attore che avrebbe votato per due volte Obama, si dimostra deluso: “Aveva promesso di cambiare la politica estera di Bush, parlava di trasparenza, voleva smettere con le intercettazioni illegali. Non è successo niente, non ha capito che non si può lottare contro le idee, bisogna prima capirle". Nessuno potrà secondo lui modificare il sistema americano, nessuno dei due papabili candidati alla Casa Bianca “anzi Hillary mi sembra ancora più radicale di Obama in tema di politica estera".
autore / intelligo
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