Batteri in piscine e idromassaggi, disinfettare può non bastare

17 giugno 2016 ore 11:30, Americo Mascarucci
Sembra che i prodotti usati per disinfettare le piscine non siano molto efficaci. 
Tali sostanze infatti, quando entrano in contatto con residui lasciati dagli utenti nelle vasche, come urina, creme, capelli e peli, favoriscono la formazione di composti nuovi e deleteri per la salute che vanno ad intaccare anche la salubrità dell’aria in occasione dell’evaporazione. 
Tutto ciò è stato sottolineato da uno studio pubblicato recentemente su Environmental Science and Technology. 
I prodotti chimici utilizzati per la cura delle acque si combinano con le sostanze rilasciate dal corpo umano – dal sudore alle tracce di urina e ai microrganismi fecali – e a quelle presenti sulla pelle non propriamente pulita – come ad esempio i profumi e le creme solari – dando origine a composti totalmente nuovi e potenzialmente nocivi che, con l’evaporazione dell’acqua, diventano pericolosi anche per le vie aeree. 
Anche l’uso sbagliato o eccessivo degli stessi disinfettanti può dar luogo a fastidi delle vie respiratorie. 
Questo in parte potrebbe spiegare perché gli addetti alle piscine abbiano una percentuale maggiore di soffrire di problemi respiratori o addirittura ammalarsi di tumore alla vescica rispetto alla media: l'ambiente chiuso di questi luoghi crea il microclima ideale per il passaggio di questi composti dall'acqua all'aria, cosa che produce un'atmosfera particolarmente irritante per le vie aeree. 
Quando si tratta di seguire corsi di nuoto che si prolungano nel tempo è bene accertarsi che l’impianto sia dotato di sistemi automatici per l’erogazione dei disinfettanti.
Sono impianti, questi, in grado di capire quante persone sono presenti in acqua adeguando, di volta in volta e a seconda delle necessità, la quantità di cloro da rilasciare. Importante inoltre fare attenzione all’odore dell’ambiente. Un forte odore di disinfettante, che porta lacrimazione e tosse, può significare una sua presenza eccessiva nell’acqua.

Batteri in piscine e idromassaggi, disinfettare può non bastare
Nello studio, si legge come i campioni dell'acqua prelevata in piscine e idromassaggi risultino essere dalle due alle quattro volte più mutageni di quella che invece viene inizialmente immessa in piscine e idromassaggi.
Lo studio è stato  condotto dalla dottoressa Susan Richardson del Dipartimento di chimica e biochimica dell’Università del South Carolina a Columbia che spiega: 
"Il ricambio frequente dell’acqua è senza dubbio essenziale, negli impianti pubblici e privati – afferma la Richardson, ricordando un’altra buona regola ma impossibile da verificare per i bagnanti. Questi ultimi possono, invece, fare la propria parte per mantenere l’ambiente salubre: fare sempre la doccia prima di entrare in acqua, evitare creme waterproof, insegnare ai bambini ad usare i bagni pubblici prima del tuffo, evitare qualunque immersione in caso di ferite.
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