Servizi svizzeri danno i numeri sulla Jihad: quanti partono per la Siria

17 giugno 2016 ore 22:39, Luca Lippi
I “servizi svizzeri” cioè quelli che presiedono la sicurezza e il controllo della confederazone elvetica (Sic) ha identificato 400 individui che hanno legami via internet con il jihadismo: circa altri 70 sono stati censiti come "viaggiatori della jihad" e rappresentano una particolare minaccia.
L’allerta sulla minaccia terroristica rimane elevata in Svizzera, secondo il  SIC, è tramontato il periodo di "sereno stabile" e la parola "caos" si sta insinuando nel linguaggio della politica di sicurezza.
Finora dice Markus Seiler, direttore dei Servizi, 73 "viaggiatori" si sono recati nelle zone di guerra, in particolare nei territori sotto il controllo dello Stato islamico. Dodici di essi sono rientrati in Svizzera e 13 sono morti.
I ritorni non sono numerosi e "potrebbe essere stato raggiunto il tetto massimo delle partenze", ha sottolineato Seiler. Nei loro confronti sono stati avviati dei procedimenti penali. Dall'inizio dell'anno il SIC non ha registrato nuove partenze di aspiranti combattenti jihadisti.
Il pericolo rimane elevato per la Svizzera anche se gli interessi elvetici all'estero non figurano tra gli obiettivi principali di attentati commissionati o organizzati dal sedicente "Stato islamico". Per il direttore del SIC la minaccia per la sicurezza interna è concreta, visti gli appelli ai combattenti che rientrano in Europa, Svizzera compresa, a pianificare e commettere attentati. Sul lungo periodo essi potrebbero costituire una vera e propria rete di terrore.

Servizi svizzeri danno i numeri sulla Jihad: quanti partono per la Siria

Quale Stato integrato nel mondo occidentale, accusato di islamofobia, la Confederazione è giudicata dai jihadisti ostile all'islam; essa rimane pertanto un possibile obiettivo di attentati. Non siamo un obiettivo prioritario dei terroristi, "ma non siamo neppure un'isola sicura", ha detto il consigliere federale e ministro della difesa Guy Parmelin.
Responsabile dell'accresciuta minaccia è quanto accade nel Vicino e Medio Oriente: la situazione di crisi in loco ha immediate ripercussioni sull'Europa e sul nostro Paese. Oramai, lo "Stato islamico" ha assunto la leadership del terrorismo jihadista.
Il pericolo più verosimile per la Svizzera è rappresentata da individui isolati o da piccoli gruppi, difficili da identificare, in quanto non fanno parte di una struttura organizzata. Possono preparare attentati con mezzi finanziari e una logistica ridotti.
Il SIC sorveglia attualmente su internet 400 persone che si ritiene abbiano legami con terroristi, in particolare dello Stato islamico. Nel 2014 erano 300. 
Parmelin ha spiegato che l'aumento dei simpatizzanti della guerra santa è dovuta alla popolarità sul web e alle reti sociali adoperate dai jihadisti. 
Le persone radicalizzate che soggiornano in un Paese occidentale possono sostenere e appoggiare potenziali autori nella preparazione di attentati. È il caso dei tre Iracheni condannati dal Tribunale penale federale nel marzo di quest'anno.
Lo spionaggio con metodi tradizionali, e più ancora il cyberspionaggio, è un'altra delle preoccupazioni del SIC, che ha smascherato diversi casi, con la collaborazione del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Le spie non necessariamente puntano su esponenti dello Stato, anche le aziende vengono prese di mira. Nell'ambito di un programma di prevenzione e sensibilizzazione denominato "Prophylax", il SIC ha prodotto un cortometraggio, dal titolo "Nel mirino".
Da esso emerge come può operare una spia. La vittima è il direttore di un dipartimento di ricerca e di sviluppo: quando si assenta per un bisogno fisiologico al tavolo di un ristorante in cui sta pranzando con lo spione, quest'ultimo ne approfitta per copiare il contenuto del telefono.

autore / Luca Lippi
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