"D'Alema mi ha chiamato": la versione di Montanari sul "feeling" di Baffino per Raggi

17 giugno 2016 ore 21:44, Lucia Bigozzi
L’intervista di Tomaso Montanari riporta a galla il “caso D’Alema”. Al quotidiano La Repubblica, lo storico dell’arte conferma quella “attenzione dalemiana” sulla corsa per il Campidoglio che l’ex premier ha pensato di concentrare più sulla Raggi che su Giachetti, candidato sindaco del suo partito.

Ora, ciò che Montanari dice a Rep lascia poco spazio ai dubbi. E' la sua versione dei fatti in base alla quale lo storico dell’arte conferma che D’Alema lo ha chiamato e “mi ha consigliato di fare l'assessore alla Cultura in una giunta della Raggi”. Poi spiega che tutto nasce dall’interessamento degli esponenti dei 5S per un suo impegno come assessore alla Cultura del Comune di Roma (in caso di vittoria grillina): “Esatto. E mi ha fatto piacere che il Movimento abbia costruito una parte importante del programma sulla cultura per Roma partendo dai miei libri”. Quanto a D’Alema, ricorda l’amicizia di lunga data, che risale ai tempi degli studi universitari alla Normale di Pisa e la condivisione di “un mondo in comune”. 

'D'Alema mi ha chiamato': la versione di Montanari sul 'feeling' di Baffino per Raggi
Secondo la ricostruzione di Montanari, tra lui e D’Alema sarebbero intercorse “tre telefonate. Come molti, era incuriosito dal fatto che uno come me, di sinistra, venisse chiamato dal M5S”
. Le conversazioni hanno riguardato “la grande manifestazione sulla cultura a Roma”, i problemi della città e ma i due hanno parlato anche della “possibilità che io diventassi assessore alla Cultura”. Nel corso dell’intervista il cronista di Rep chiede a Montanari se questa possibilità fosse collegata alla giunta Raggi. E il prof risponde così: “Sì. E mi ha consigliato di farlo. O meglio, mi ha detto che se avessi accettato avrei di certo fatto bene. Lo diceva non tanto per la Raggi, ma pensando a Roma”. E sul paradosso che un “consiglio” simile contiene in sé – nel senso che un big del Pd consiglia di accettare un assessorato dagli avversari politici del suo partito - , Montanari spiega: “A dire il vero era un discorso disteso, ed ampio. Abbiamo ragionato della rottura del rapporto tra l'elettorato di sinistra e il Pd. Entrambi d'accordo, come sul fatto che il Pd di Renzi non fa più parte della foto di famiglia del riformismo europeo”. E sulle motivazioni aggiunge: “Non penso per fare un dispetto a Renzi. E comunque, lo sanno tutti che una parte importante dei dirigenti del Pd non voterà il partito a queste elezioni...”. Infine argomenta sul destino del Pd a trazione renziana: “È difficile continuare a considerare il Pd una forza di sinistra. Penso alla riforma costituzionale. Per una sinistra radicale al 5% e pezzi del Pd diventa naturale guardare al M5S. Qualcosa di simile accade in Spagna. E d'altra parte è un processo in atto da mesi. Sa chi c'era all'evento "Emergenza cultura"? Fassina, Civati, Tocci e i parlamentari grillini”. Nuovi spunti, nuove (o vecchie) polemiche. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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