Ue, la vittoria di Pirro di Renzi e l’autunno caldissimo dell’Italia

17 luglio 2014, intelligo
Ue, la vittoria di Pirro di Renzi e l’autunno caldissimo dell’Italia
di Gianfranco Librandi
Facciamo un breve sunto di quanto stiamo dicendo da almeno sei mesi e che sta inesorabilmente trovando conferme? L’Italia con il nuovo governo non eletto democraticamente doveva essere la regina d’Europa; il turno di presidenza ne era l’occasione ghiotta e Matteo Renzi, l’alfiere alato costruito per rinnovare l’immagine di un Paese dileggiato più che nel baratro per cause proprie, ne rappresenta le sorti. Il primo fallimento è stato mettere in discussione il Fiscal Compact, sul quale non si sarebbe pronunciata la Troika, ma direttamente l’unico italiano seduto in cabina di comando del transatlantico Europa in rotta verso un iceberg sottostimato. E’ stato proprio Draghi a dire a Matteo Renzi di smettere di avanzare richieste irricevibili. A seguire c’è stato il coro dei boiardi UE. Come se non bastasse, perché degli Italiani non si fida nessuno (dovevamo essere regina d’Europa), arriva Juncker a ricordare che la ricrescita non si finanzia con altro debito ma con le riforme; tradotto in parole povere, dobbiamo cedere gli ultimi baluardi di autonomia decisionale, smontare lo stato sociale e sottometterci totalmente, poi, forse, ci buttano una manciata di spicci per mangiare. Intanto il REF (istituto Ricerche Economia e Finanza) analizzando tutti i dati statistici a disposizione, dichiara l’Italia a crescita ZERO. Sicuramente per tutto il secondo semestre 2014, ma con un margine dello zero assoluto anche per il 2015. Una bella doccia fredda che la stampa a catena non pubblicherà mai. La regina d’Europa affronterà l’autunno più caldo dell’ultimo decennio con una fuga di capitali senza precedenti, causa i rendimenti dei titoli ridotti a zero (i costi per investire sono maggiori degli interessi che l’emittente è disposto a pagare), non parliamo d’investimenti sul piano industriale che sono ormai respinti da anni grazie a una burocrazia insopportabile prima ancora che incomprensibile. Per superare il meccanismo pachidermico della burocrazia bisogna scontrarsi con altri meccanismi burocratici e altrettanto pachidermici per cui la soluzione arriva, nella migliore delle previsioni, quando non servirà più a niente. A Padoan sono finite le parole, mentre a Renzi l’eloquio è ormai fuori controllo anche per Renzi stesso. L’ok ricevuto dall’UE per gli investimenti è solo una misura inevitabile per le condizioni generali del Continente, non per l’Italia, e quindi ci vendono una vittoria di Pirro come fosse una concessione pretesa e concessa per credibilità solo millantata. E’ una credibilità inesistente e la conferma ne è l’affaire Mogherini. La proposta di Federica Mogherini a rappresentante della politica estera dell’UE, in un momento così delicato poi, è stata un motivo per far capire a Matteo Renzi che ora sta esagerando, a Roma direbbero “mò vabbè che vabbè, ma che davero davero?”. In buona sostanza il coro dei boiardi d’Europa saltati dalle poltrone è stato intonato sul pentagramma del “Caro Matteo Renzi cerchiamo di non tirare troppo la corda”. L’Europa pretende una presa di posizione politica dell’Italia, non è più tempo di essere amici di tutti, ne va della supremazia di un continente (quello europeo) in costruzione, e ci sono i diktat della Trilateral antisovietica da rispettare. Non è questione che più essere risolta con la dabbenaggine di una sinistra radical chic di cui la Mogherini ne è capofila. In conclusione, è in corso il ridimensionamento della terza esperienza di governo non democraticamente eletto ormai in testacoda. L’impatto sarà forte in autunno, con le rimostranze dei parlamentari stessi cui è stato chiesto di ridurre all’osso le ferie e non si capisce bene perché. Fino ad ora alle parole non è seguito un solo risultato concreto, a parte lo svuotamento morale ed economico delle tasche di “Pantalone”. Noi continuiamo a vigilare!
autore / intelligo
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