Iraq, tra il Califfato che avanza e i cristiani che muoiono c’entra l’Occidente

17 luglio 2014 ore 11:37, Americo Mascarucci
Iraq, tra il Califfato che avanza e i cristiani che muoiono c’entra l’Occidente
Appare evidente come ormai l’Iraq sia finito nelle mani dei terroristi, che stanno respingendo le forze governative; è infatti fallita l’operazione per la liberazione di Tikrit la città conquistata dai ribelli sunniti dell’Is che hanno proclamato il califfato iracheno. 
La situazione è diventata ingestibile e probabilmente servirà a poco la nomina da parte del parlamento iracheno di un presidente espressione dei sunniti, Salim al Jaburi, incaricato di formare un governo di unità nazionale che possa agevolare una pacificazione fra le varie etnie che popolano l’Iraq, la maggioranza sciita e le minoranze curde e sunnite.  L’esercito dell’Is è stato rimpinguato con l’arrivo di soldati fedelissimi all’ex rais Saddam Hussein e può contare sull’appoggio esplicito dell’Arabia Saudita che per altro ha detto a chiare lettere che i ribelli sono sempre meglio degli sciiti. Se non è una benedizione con tanto di legittimazione del nuovo califfato poco ci manca. Qui non si tratta di tifare per gli sciiti o per i sunniti, anche perché le responsabilità della situazione sono da dividere equamente. Per anni gli sciiti sono stati emarginati e perseguitati dal regime di Saddam, ma quando poi l’ex rais è caduto, anziché lavorare ad un’autentica pacificazione nazionale, fra gli sciiti è prevalso il sentimento di odio e di vendetta nei confronti dei sunniti accusati di connivenza con il vecchio regime. Odio chiama odio e così la spirale delle violenze non si è mai arrestata. L’esecuzione di Saddam Hussein non ha fatto che aumentare ancora di più l’ostilità dei sunniti nei confronti del nuovo governo, accusato di essere egemonizzato dall’Iran. Sullo sfondo come sempre c’è la lotta fra Iran sciita e Arabia Saudita sunnita per l’egemonia del mondo arabo, un’egemonia che i sauditi in questo caso sono pronti a difendere armando militarmente e finanziariamente gli eserciti dell’Is che operano tanto in Siria che in Iraq per rovesciare i governi amici dell’Iran, quello di Assad a Damasco e quello iracheno. Ciò nonostante sia a tutti chiaro come quegli eserciti siano ormai infiltrati dal terrorismo e siano imbevuti di fanatismo e di intolleranza. Lo sanno bene i cristiani della Siria e dell’Iraq che, nelle città conquistate dai ribelli, si sono visti espropriare le proprie case e i propri beni, hanno assistito alla profanazione dei luoghi di culto e alla trasformazione forzata delle chiese in moschee per simboleggiare la vittoria dell’Islam sul cristianesimo. I cristiani sono in buona compagnia perché altrettanta violenza viene praticata contro gli sciiti con tanto di distruzione dei loro templi. Per non parlare del patrimonio storico culturale che rischia di essere irrimediabilmente distrutto. I fanatici islamici che guidano le truppe dell’Is, come i talebani afgani, sono infatti contrari a conservare statue o raffigurazioni di divinità non islamiche praticando la loro distruzione come avvenne con i Buddha di Bamiyan. Ci sono vestigia dell’antica civiltà mesopotamica che rischiano di essere abbattute e rase al suole dalle furia iconoclasta dei miliziani, pronti non soltanto a distruggere, ma anche a rubare antiche reperti da rivendere nel mercato illegale per finanziare la lotta armata. Uno scenario devastante di cui anche l’Occidente è responsabile. La lotta al terrorismo che gli Usa hanno inaugurato all’indomani dell’11 settembre del 2001 è stata un completo fallimento. Oggi il terrorismo non solo non è stato sconfitto ma sta conquistando il Medio Oriente imponendo la legge del terrore e l’intolleranza etnica e religiosa. Con la complicità e la compiacenza dell’Arabia Saudita alleato storico degli americani; i quali hanno sempre guardato il mondo arabo con il paraocchi della convenienza e della faziosità, denunciando la violazione dei diritti umani in Iraq per giustificare la guerra a Saddam e chiudendo tutti e due gli occhi nei confronti dei sauditi, che oggi con il loro esplicito appoggio all’Is dimostrano di non essere affatto migliori, ma forse di essere anche peggiori, dell’odiato (dagli Usa) Iran.
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