Le montagne di Plutone incantano anche la spaziale Cristina Dalle Ore

17 luglio 2015, intelligo
Le montagne di Plutone incantano anche la spaziale Cristina Dalle Ore
di Anna Paratore 

“Il programma spaziale americano ha permesso all’umanità di compiere un altro storico passo. Il team della New Horizons ha svelato agli occhi di tutti quello che prima di oggi era solo un punto di luce sfocata nello spazio”.  Sono queste le parole del portavoce della Nasa, Dwayne Brown,  pronunciate prima di distribuire una nuova serie di foto del pianeta nano Plutone appena catturate dalla sonda americana dopo un viaggio di 9 anni e mezzo.

E c'è una donna italiana finita nello spazio, Cristina Dalle Ore che ci è finita virtualmente, ma se adesso lo Spazio è un luogo meno misterioso è anche grazie a lei.

L'astronoma trevigiana infatti ha collaborato alla missione della sonda New Horizons e negli ultimi giorni è apparsa più volte nei video e nelle foto dei festeggiamenti che hanno, dopo 9 anni di viaggio, finalmente mostrato Plutone come non si era mai visto. Oggi Cristina Dalle Ore è la scienziata più ricercata del mondo, è stato grazie alla messa a punto dello strumento necessario, lo spettrografo, che si è riusciti a fotografare il pianeta più lontano.

Le immagini, in effetti, sono bellissime e incredibili, e sono state trasmesse sulla Terra nel momento in cui la New Horizons era nel punto di massimo avvicinamento al pianeta più esterno del Sistema Solare. Le foto sono state definite dagli scienziati un vero e proprio “banchetto di conoscenza”. 

Tra le prime scoperte ci sono le montagne ghiacciate alte oltre 3000 metri e che con tutta probabilità devono essersi formate oltre 100 milioni di anni fa, relativamente giovani, quindi, se paragonate ai 4 miliardi e mezzo di anni che è l’età del Sistema Solare. Con il successo della missione su Plutone, gli Stati Uniti sono la prima nazione ad aver completato una ricognizione totale dei pianeti, dal più interno, Mercurio, al più esterno, il piccolo e lontanissimo Plutone, scoperto solo nel 1930 da Clyde Tombaugh, che lo classificò come il nono pianeta. 

Nell’agosto del 2006, però, Plutone venne riclassificato come “pianeta nano”, e ribattezzato formalmente con la sigla 134340 Pluto. Plutone in realtà deve il suo nome alla divinità romana che governava l’oltretomba, anche se le prime lettere, PL, coincidono con le iniziali di Percival Lowell, valido astronomo che per primo postulò l’esistenza di questo corpo celeste. Ma al di là del nome un po’ cupo, bisogna dire che da subito Plutone ha stupito l’umanità: una volta che i teleobiettivi della New Horizons sono riusciti a metterlo a fuoco, il “pianeta nano” ci ha accolto con un vero e proprio “effetto speciale”, una grande macchia nell’emisfero meridionale dalla chiara forma di un cuore.

Il “cuore bianco di Plutone” resterà per sempre negli occhi di tutti, ha detto uno degli scienziati del Team Horizons mentre le foto venivano illustrate alla stampa, e nessuno potrà mai dargli torto. Ma se non bastasse, c’è anche una vasta zona scusa nell’emisfero Nord che qualcuno si è affrettato a battezzare Mordor, prendendo spunto dal regno di Sauron, nel mondo del libro fantasy più famoso di sempre, Il Signore degli Anelli.  Dunque, Plutone si presenta con un dualismo elettrizzante, un cuore bianco e brillante, e un enorme spianata nera, “dove l’ombra cupa scende”?  Probabilmente, no, ma è fin troppo facile abbandonarsi a queste suggestioni fantastiche, che però una simile esplorazione non può non suscitare. 

Tornando al pragmatismo della scienza, comunque, chissà cosa altro riusciranno a catturare gli occhi della sonda nei 16 mesi in cui continuerà ad inviare immagini sia del pianeta che della sua luna maggiore, Caronte, con un diametro pari a circa la metà di Plutone. Una cosa è certa e su essa sono tutti d’accordo: la missione della New Horizons è stata particolarmente fortunata perché non era per nulla certo che la sonda passasse indenne, e in grado di poter adempiere a tutti i suoi compiti scientifici , il campo gravitazionale del piccolo pianeta dove la collisione con particelle di polvere può avere lo stesso effetto di un colpo di fucile.  

Infatti la New Horizons viaggia a una velocità di quasi 14 km al secondo,  che è 40 volte maggiore del più veloce proiettile che possa essere esploso da un fucile, il che può rendere distruttivo anche un minimo frammento di roccia sperduto nello spazio. Il grande astrofisico Stephen Hawking ha inviato le sue congratulazioni alla squadra della New Horizons tramite un video registrato su YouTube. Le sue parole sono state: “Noi esploriamo perché siamo umani e cerchiamo la conoscenza. Mi auguro che Plutone ci aiuterà in questo nostro viaggio”.
autore / intelligo
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