Tutte le croci di Crocetta: il giallo della telefonata. Il Pd alla decisione

17 luglio 2015, Andrea De Angelis
Questa volta Rosario Crocetta ha deciso di prendere in seria considerazione le dimissioni da governatore della Sicilia. Per il momento, però, si è solo autosospeso definendo quello che gli sta accadendo oggi come "la cosa più terribile della mia vita". 

Tutte le croci di Crocetta: il giallo della telefonata. Il Pd alla decisione
Dopo l’ennesima bufera che ha travolto la sanità siciliana, l’assessore alla Salute della Regione, Lucia Borsellino, lo scorso 30 giugno aveva lasciato la giunta. 
Prima di lei, recentemente, avevano lasciato la giunta Crocetta Ettore Leotta, assessore alla Funzione pubblica, magistrato amministrativo in pensione in quota Udc e Nino Caleca, responsabile dell’Agricoltura. 

La decisione della Borsellino sarebbe maturata all’indomani dell’arresto del primario dell’unità di Chirurgia plastica e maxillo facciale dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, Matteo Tutino, accusato di peculato e truffa perché, tra l’altro, avrebbe eseguito interventi di chirurgia estetica non previsti dai Lea e quindi esclusi dalle strutture pubbliche.

Tutino è il medico personale del presidente della Regione, Rosario Crocetta, ed è una intercettazione tra i due a mettere ora sulla graticola il governatore. 

«Mi autosospendo immediatamente da presidente della Regione». Questa la decisione del governatore sull'onda delle polemiche. «Sto inviando una richiesta alla Procura di Palermo per avere un incontro con lo scopo di verificare la portata dell'intercettazione che riguarda Tutino», aggiunge il governatore. Crocetta annuncia che affiderà l'interim per la guida della Regione a Baldo Gucciardi (Pd), neo assessore alla Sanità, subentrato proprio a Lucia Borsellino. 

Ma c’è un giallo che si incastra in questa vicenda. La Procura di Palermo smentisce che agli atti vi sia mai stata una intercettazione tra Rosario Crocetta e il suo medico Matteo Tutino, arrestato nei scorsi arrestato per reati che vanno dal falso alla truffa nell’ambito di un’inchiesta sulla sanità. La nota del procuratore capo è chiara: "Con riferimento a notizie giornalistiche diffuse nella giornata di oggi secondo le quali nel corso di una telefonata intercettata tra il presidente della regione Rosario Crocetta ed il dottore Matteo Tutino quest'ultimo avrebbe affermato che la dottoressa Lucia Borsellino "va fatta fuori. Come suo padre", ritengo necessario precisare che agli atti di questo ufficio - ed in particolare nell'ambito del procedimento n* 7399/2013/21 non risulta trascritta alcuna telefonata tra il Tutino ed il Crocetta del tenore sopra indicato". 

Ma il settimanale L’Espresso conferma l’esistenza della conversazione con la frase choc contro Lucia Borsellino che sarebbe stata pronunciata dal medico personale del governatore e alla quale lo stesso Crocetta non avrebbe replicato. Nella nota della direzione si legge: "La conversazione intercettata tra il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino risale al 2013 e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull'ospedale Villa Sofia di Palermo».

Per quanto riguarda l'ipotesi dimissioni, Crocetta afferma: «Prenderò la decisione finale nel giro di pochi giorni, dopo gli accertamenti». «Non sono legato alla poltrona, ribadisco la mia estraneità a questa vicenda - sottolinea - Ma quanto sta accadendo è più grave di un attentato fisico. Non intendo mettere la Sicilia nella condizione di subire attacchi, non faccio pagare prezzi al popolo siciliano. Ma di questa vicenda sono solo una vittima».

Veniamo alla vicenda. Lucia Borsellino «va fermata, fatta fuori. Come suo padre». Come Paolo Borsellino, il giudice assassinato il 19 luglio 1992. Sono parole pesantissime, intercettate pochi mesi fa, come riporta l'Espresso. A pronunciarle è Matteo Tutino, primario dell’ospedale palermitano Villa Sofia. All’altro capo del telefono c’è il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, che non risponde. Lo rivela l'Espresso nel numero in edicola venerdì e conferma l'esistenza della conversazione. 

«Se avessi sentito quella frase, non so... avrei provato a raggiungere Tutino per massacrarlo di botte, forse avrei chiamato subito i magistrati. Non so... sono sconvolto. Provo un orrore profondo», aggiunge il governatore all'Ansa. 

Intanto numerosi partiti chiedono le dimissioni del governatore. Dal Movimento 5 Stelle a Sinistra Ecologia e Libertà è un coro unanime.

Ma anche il Pd sembra scaricare Crocetta. Così la deputata Schirò: «È giunto il momento di assumersi la responsabilità di togliere la fiducia a questo presidente che, se non disonesto, si è rivelato debole, chiacchierone e confusionario. Il Pd non può continuare a farsi carico di errori individuali e interessi di gruppo, deve pensare al bene del Paese». Non solo, ma i malumori dem nei confronti di Crocetta registrano un trend in aumento proprio a Roma e dalle parti del Nazareno. 

Intanto in Sicilia il caso Crocetta è al centro della riunione del Pd a Palermo, convocata in giornata dal segretario regionale Fausto Raciti. Al summit che dovrà dirimere la complicata matassa, parteciperanno anche i segretari provinciali, il presidente della direzione regionale Giuseppe Lupo, l’assessore Baldo Gucciardi e il presidente del gruppo all’Ars Antonello Cracolici che oggi pomeriggio presiede la riunione del gruppo in Assemblea. 





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