Grecia: è iniziata male ed è finita peggio (con la Troika)

17 luglio 2015, Luca Lippi
Grecia: è iniziata male ed è finita peggio (con la Troika)
Atene proverà l’ennesimo brivido del commissariamento della Troika, con buona pace di  Jean Claude Junker e l’immancabile capo dell’eurocrazia di Bruxelles, Angela Merkel.

Siamo dunque al terzo intervento finanziario a favore della Grecia, 85 miliardi (circa) in tre anni (25 solo per le banche elleniche); tuttavia il risultato più importante è stata la capitolazione totale di Tsipras e di Syriza, e forse il popolo non ha capito niente!

Alla presenza degli ispettori di Bruxelles sul territorio la Grecia dovrà provvedere alla riforma dell’Iva, a quella delle pensioni, e alla rimodulazione delle strategie della Elstat (istituto di statistica nazionale). Riforma del codice di procedura civile soprattutto per quanto riguarda l’allineamento alla direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) che in buona sostanza è il fallimento delle banche (in Grecia le banche sono quasi tutte a partecipazione statale).

Il "cappio" è rappresentato dal fondo con sede in Grecia (e non in Lussemburgo come richiesto inizialmente) in cui il popolo greco dovrà trasferire 50 miliardi di attivi a garanzia delle privatizzazioni promesse. Al riguardo è utile ricordare che saranno soldi letteralmente “sottratti” poiché dalle privatizzazioni i greci riusciranno a recuperare appena 15 miliardi (lo sa bene il mondo non si capisce come non fa a non saperlo Tsipras e i suoi nuovi alleati).

Le condizioni europee che sono franate sull’attuale governo ellenico hanno provocato il dissolvimento di Syriza (il suicidio di Tsipras è sotto gli occhi di tutti) perso il ministro delle Finanze e quello dell’Economia, raccolte le rimostranze del ministro dell’Energia Panagiotis Lafazaris (area radicale di Syriza), ora si provvederà a osservare l’uscita dalla vecchia maggioranza gli indipendenti di Anel.

Prossimo passo, come da programma, la composizione di una nuova maggioranza (di larghe intese ovviamente) dove i defenestrati del Pasok rientreranno dalla porta principale con i centristi di Potami che tengono la maniglia e il centrodestra di Nea Dimokratia che porta le valigie.

A capitanare la nuova compagine governativa Stavros Theodorakis (fra i prediletti di Mario Monti) bene introdotto nella élite finanziaria che conta in Europa che sta già indossando il camice bianco e preparando le cannule per il "salasso del popolo". In una parola, “governo tecnico” come previsto e come da regolamento per “l’Europa democratica 2.0”.

L’errore di Syriza è stato sin dall’inizio il populismo sfrenato, basato sul “no” rivolto all’Austerity e sul “si” all’euro, praticamente due posizioni “inconcilianti”, la mistura di nitro e glicerina che prima o poi doveva entrare in contatto.

Poi il tentativo di Tsipras di sperare di perdere il referendum per salvare la faccia di fronte ai sui sostenitori, nei fatti non è stato in grado di trattare. Andare senza cravatta a trattare con cravattari di professione è come uscire da una trincea di prima linea col gelato invece che col moschetto!

Tsipras aveva in mano la carta per diventare la nuova icona della libertà e della rivoluzione (poi di quale colore si sarebbe discusso per un paio di decenni), trattare con i burocrati di Bruxelles facendone uscire il peggio e preparando il popolo al Grexit (il sacrificio è equivalente a quello sottoscritto ieri). Tutti stavano aspettando questo momento, i pavidi della politica e sono tanti, aspettavano lo scenario Grexit per seguire a gregge le orme del nuovo “Leonida” e invece … un’altra calata di braghe.

La finanza statunitense ha subito sottolineato che la responsabilità della ristrutturazione del debito greco sarebbe stata responsabilità esclusiva della colonia tedesca francese e italiana. Minaccia funzionale a non perdere il controllo sul Mediterraneo e soprattutto mettere a rischio accordi economici come il Ttip e non ultimi quelli energetici come il Turkish Stream Russo.

Dunque l’Europa non esiste, figurarsi la Grecia! Le forze di sinistra sono evanescenti mentre i movimenti nazionalisti ed identitari sono immaturi e poco compresi dalle masse che sono ancora ebbre di falsi miti pacifici e democratici.

Siamo nel bel mezzo di una guerra geopolitica dove l’Europa è solamente il mezzo (in mezzo) per nascondere l’alopecia finanziaria americana e la vista a lungo raggio della Russia. Sperare che Alba Dorata prenda in mano la situazione è veramente ridicolo, le forze in campo sono troppo più grandi dell’Europa che sta sempre più trasformandosi nel vaso di porcellana fra marito e moglie che discutono.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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