Rivolta anti-profughi, Di Stefano (CasaPound): “Cos'è successo veramente. Appello a Salvini"

17 luglio 2015, Lucia Bigozzi
Rivolta anti-profughi, Di Stefano (CasaPound): “Cos'è successo veramente. Appello a Salvini'
Proteste, blocchi, tensione. Così stamani a Casale San Nicola, periferia nord di Roma coi residenti contrari all’arrivo di un centinaio di profughi e la polizia ad eseguire le disposizioni della prefettura. Intercettato da Intelligonews nel momento più caldo della mattinata, Davide Di Stefano, coordinatore nazionale di Sovranità e dirigente nazionale di CasaPound con delega alla comunicazione, spiega cosa è successo e lancia un appello a Matteo Salvini. 

Cosa è successo stamani a Casale San Nicola?

«I cittadini, tra i quali molti anziani, hanno bloccato la strada per impedire il passaggio dei mezzi della polizia che sono arrivati intorno alla 10,30 e che precedevano l’arrivo del pullman con i clandestini. A quel punto, c’è stata una sorta di trattativa che non è andata a buon fine perché i residenti sono contrari alla presenza di un centinaio di clandestini nel quartiere dove vivono cinquecento persone. Capisce bene che il rapporto è sproporzionato. Il prefetto Gabrielli non ha voluto sentire ragioni e in un comunicato ha detto che procedevano secondo le disposizioni. Quando è arrivato il pullman con i clandestini, la gente che già stava in strada seduta sulle sedie come a formare una sorta di barriera, si è rifiutata di muoversi e a quel punto è partita l'azione delle forze dell’ordine che hanno tolto fisicamente i manifestanti dalla strada; ci sono stati anche alcuni casi di malori. Diciamo che la polizia ha usato le maniere forti e il clima si è fatto incandescente. I residenti stavano facendo resistenza passiva ma alla fine sono stati sgomberati per consentire il passaggio al pullman di clandestini. Il tutto è durato circa un’ora »

Voi di CasaPound eravate tra la gente?

«Tra i cittadini c’erano anche militanti di CasaPound perché noi siamo in presidio con la gente del quartiere da novanta giorni»

Qual è il significato di queste proteste: razzismo o sfiducia nelle istituzioni?

«La risposta della gente per noi è sacrosanta perché alla fine qui abbiamo italiani per bene che difendono il loro quartiere: 500 persone con cento stranieri a un passo dalle loro case; è chiaro che ciò altera il contesto sociale. Il problema vero è che qui lo Stato si manifesta solo o favorendo gli stranieri rispetto agli italiani, oppure usando il pugno di ferro con gli italiani. Durante tutto l’anno qui non si vede un mezzo delle Forze dell’Ordine, un autobus in orario, non c’è un servizio per la collettività che sia efficiente. Noi diciamo prima gli italiani e in maniera provocatoria domandiamo: da che parte sta il Tricolore?».

Cosa risponde a chi vi accusa di andare a fomentare la rabbia della gente per motivi elettorali?

«Rispondo che noi siamo alleati della realtà e del popolo; quelli che accusano sono alleati dei poteri forti e delle ingerenze straniere che vanno da Bruxelles a qualsiasi altro interesse che non sia quello dei popoli»

Significa che c’è un vuoto della politica?

«C’è un vuoto della politica anche perché, in questo caso, la vicenda di Casale San Nicola è stata seguita in prima persona dal prefetto di Roma Gabrielli che i giornali ipotizzano come prossimo candidato sindaco facendo intendere la sua vicinanza al Pd. Il prefetto ha usato il pugno di ferro. Io rimango sorpreso quando vedo lo Stato – e noi siamo per lo Stato – in maniera così forte nei confronti dei cittadini e poi quando ci sono altre necessità relative allo stato sociale, alla difesa del territorio, non vedo altrettanta fermezza e determinazione»

Casale San Nicola come Quinto di Treviso? Domani sarà lì Salvini.

«Sì, sono due situazioni che denotano lo stesso problema. Magari potremmo coinvolgere anche Salvini. Potremmo fare una sorta di appello affinchè venga con noi anche a Casale San Nicola. La gente vive un profondo disagio e il vuoto, l’assenza delle istituzioni che ormai i cittadini percepiscono solo in maniera vessatoria. Alla fine, queste dinamiche legate all’immigrazione, contribuiscono ad alimentare la rabbia delle persone per bene che lavorano e pagano le tasse. I ben pensanti dicono che così si parla alla pancia del Paese, noi invece pensiamo che la rabbia è sacrosanta perché denuncia l’assenza di chi dovrebbe occuparsi di loro. Noi non vogliamo fomentare niente; noi oggi siamo qui con i residenti del quartiere, con la loro storia e i loro sacrifici quotidiani. Io qui sto difendendo gli italiani: prima vengono loro, poi semmai gli altri. Invece qui lo Stato arriva mostrando i muscoli. La gente non sta lì a leggere L’Espresso o a parlare il politicamente corretto; i cittadini parlano il linguaggio della realtà e si arrabbia. E noi siamo con loro»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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