Il M5S? Un partito "normale" e gli espulsi vanno riammessi: lo dice il giudice

17 luglio 2016 ore 14:20, Adriano Scianca
Le epurazioni grilline trovano un ostacolo non da poco: i tribunali. Gli espulsi del M5S si stanno infatti appellando ai giudici, incontrando sempre più spesso sentenze a loro favore. I grillini cacciati che hanno deciso di far ricorso si stanno moltiplicando in tutta Italia. Un'ordinanza emessa tre giorni fa dai giudici della VII sezione del Tribunale di Napoli (Lucio Di Nosse, Stanislao De Matteis e Angelo Napolitano) ha accolto il reclamo presentato da venti ex pentastellati che erano stati epurati dal direttorio con la mail di rito. 

Il M5S? Un partito 'normale' e gli espulsi vanno riammessi: lo dice il giudice
I venti espulsi napoletani dovranno essere reintegrati perché non è sufficiente che il leader o il direttorio decidano che devono essere cacciati. Non solo: il regolamento adottato dallo staff di Grillo con cui a febbraio venne decisa la loro esclusione “è illegittimo” giacché non è mai stato approvato dall’assemblea. La sentenza spiega anche che il movimento stesso “può essere definito un partito” perché si comporta come tale “nonostante nel suo statuto tenda escludere di esserlo”. Il M5S deve quindi garantire il dissenso al suo interno, come avviene in qualunque altra associazione, partiti compresi. Questione dall'ampia portata politica (può un movimento fortemente carismatico e fidelizzato ri-accettare nel suo seno degli esponenti cacciati con disonore?) ma anche economica, visto che la mole di richieste di danni peserà in modo importante sulla casse del gruppo. 

A Roma Mario Canino, espulso dal Movimento e fuori dalle liste dei 5 Stelle nella Capitale, non ha corso per il Campidoglio perché per il Movimento non c'erano i tempi tecnici per farlo rientrare. La richiesta di risarcimento per lui ammonta a 150mila euro, considerando che quelli che lo precedevano nella lista sono stati tutti eletti. Ma non è tutto. 
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