Pinotti, sottosegretario alla Difesa: «Epifani è una garanzia. Aprire esercito agli immigrati? Sì, unisce e fa amare l’Italia»

17 maggio 2013 ore 13:41, Marta Moriconi
Pinotti, sottosegretario alla Difesa: «Epifani è una garanzia. Aprire esercito agli immigrati? Sì, unisce e fa amare l’Italia»
«Impegno massimo per i marò» «Governo Letta come un budino, prima di dire se è buono o cattivo va assaggiato
». Così Roberta Pinotti, neo Sottosegretario al Ministero della Difesa, saluta positivamente l’elezione del nuovo segretario (traghettatore) del Pd. Genovese doc, ha partecipato ai funerali delle vittime dell’incidente del Jolly Nero, unendosi al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha chiesto che sia fatta massima chiarezza sulla vicenda e ragionando «sulla sicurezza di porti progettati in epoche precedenti, quando le navi erano più piccole, per capire quali investimenti fare e per metterli così in sicurezza». Quanto alla proposta lanciata su IntelligoNews da Livia Turco di aprire l’esercito agli immigrati è d’accordo: «Sono favorevole. Quando c’era la leva, i giovani di tutte le regioni avevano l’opportunità di incontrarsi e conoscersi, e questo ha reso l’Italia più Italia. E’ un tipo di esperienza capace di aggregare, che contribuisce a far conoscere meglio il posto in cui si vive e a rafforzare il senso di appartenenza al Paese». Epifani segretario. Il suo augurio… «Sono molto contenta che Guglielmo Epifani abbia deciso di assumersi questa responsabilità, soprattutto considerando il momento di grande difficoltà che stavamo vivendo come partito, dopo le note vicende legate all’elezione del presidente della Repubblica. Sono stati momenti anche drammatici e il suo grande equilibrio ha tenuto unito il gruppo alla Camera, dimostrando di essere una persona solida e capace di dialogo con le diverse parti del Pd. A lui va il mio augurio e anche un abbraccio, perché ha questo onore e questo onere, e mi permetta la battuta, ha anche una bella grana». Governo Letta. Quali le priorità del governo di cui fa parte? Sono scattati i famosi 100 giorni per le riforme… « E’ chiaro che pensavamo di governare in alternativa al Pdl e non insieme. Sia chiaro che il motivo per cui, come Pd, abbiamo deciso di governare diversamente da come ci eravamo  immaginati in campagna elettorale, è che nessuna forza politica è uscita dalla competizione elettorale in grado di governare da sola. Il parlamento era diviso, di fatto, in tre grandi fette: Pd, Pdl e M5S. Per l’indisponibilità politica del M5S di far nascere un governo Bersani, abbiamo accettato l’anomalia di affrontare con il Pdl alcune priorità essenziali per il Paese. Prima tra tutte l’emergenza economica: io mi occupo molto di lavoro e seguo questo tema attivamente. Oggi la Cig in deroga è stata rifinanziata per 1 mld di euro. Poi c’è la questione della legge elettorale.  Ritornare a votare con il Porcellum avrebbe riconsegnato il Paese allo stallo. E infine, occorre procedere con le riforme istituzionali: superare il bicameralismo, ridurre il numero parlamentari, migliorare gli strumenti decisionali». Alcuni hanno criticato il metodo cencelliano col quale si è arrivati ad alcune nomine di questo governo. Da esponente dell’esecutivo cosa risponde? «Questo governo è un governo con una classe dirigente giovane. Può contare su personalità politiche  che nel tempo hanno acquisito specifiche competenze su vari temi. Io dico sempre che il governo è come un budino, bisogna assaggiarlo per sentire se è buono. E’ chiaro che essendo variegato perché la risultante di aree politiche diverse, può non piacere ad alcuni. Dalle prime indagini, comunque, il giudizio che l’opinione pubblica ha sul governo è buono. Può darsi allora che pur con il manuale Cencelli le scelte fatte siano state valide?» Da IntelligoNews Livia Turco ha lanciato una proposta pensando al ministero della difesa: negli eserciti degli altri Paesi, dice, ci sono gli immigrati... Che ne pensa? «Io sono favorevole e se ne era già ragionato nella legislatura precedente. Negli altri Paesi europei, in realtà, da tempo persone immigrate fanno parte dell’esercito e questo anche perché Inghilterra, Spagna, Francia hanno anche un importante passato coloniale. Ma noi dobbiamo vederlo in un’altra ottica. Quando c’era la leva i giovani di tutte le regioni avevano l’opportunità di incontrarsi e conoscersi, e questo ha reso l’Italia più Italia. E’ un tipo di esperienza capace di aggregare, che contribuisce a far conoscere meglio il posto in cui si vive e a rafforzare il senso di appartenenza al Paese. Oggi c’è un esercito professionale, i cittadini girano di più e i ragazzi vanno in Europa, ma l’idea che chi vuole diventare cittadino italiano, prescindendo dalle sue origini, possa servire la Nazione anche come militare è una bella idea. E dobbiamo pensare anche al servizio civile per i giovani immigrati. Il mio auspicio è che si possa procedere speditamente verso questa strada». Molti i tagli alla Difesa. Ridimensionamenti, accorpamenti, soppressioni. Tradotto: sicurezza in pericolo?  «I tagli che ha previsto il settore della Difesa sono indubbiamente significativi. Con la legge di revisione dello strumento militare si passa da un modello di difesa composto da 190.000 uomini ad un altro che può contare su 150.000. Ovviamente si tratta di un percorso lungo. Anche se è una scelta che comporta riduzione del personale e delle strutture, non si mette a repentaglio la sicurezza. Questo perché la decisione è stata presa affinché le Forze Armate possano mantenersi in efficienza che significa, in pratica, mantenere un equilibrio tra le spese del personale e le spese per l’esercizio. La situazione delle casse dello Stato la conosciamo, per questo si è pensato ad uno strumento militare efficiente e più piccolo in grado di coordinarsi e mantenere i livelli di sicurezza necessari. La riforma è stata approvata a larghissima maggioranza lo scorso parlamento, ora si devono fare i decreti attuativi. Tutto nel rispetto dell’efficienza». Disastro di Genova. Ha partecipato ai funerali in cattedrale. Fare luce sul disastro al più presto? «Si è trattato di una tragedia immane, tutti quei morti per un incidente che a vederlo poteva sembrare banale: una nave colpisce una torre, ma in un punto che la spacca e la fa cadere travolgendo tutti. Per me si è trattato di un momento molto difficile: è complicato vedere tutto quel dolore e dire qualche parola di conforto a chi ha perso figli, fidanzati… Sull’incidente in sé ci sarà un’inchiesta, le responsabilità verranno accertate, tutti chiediamo che sia fatta massima chiarezza, lo stesso Presidente Napolitano si è espresso su questo punto. Poi però, occorre aprire una riflessione a tutto campo sulla sicurezza di porti progettati in epoche precedenti, quando le navi erano più piccole, per capire quali investimenti fare e per metterli così in sicurezza». Caso Marò. A che punto stiamo? «La prima riunione che ha fatto il Ministro della Difesa con il Ministro della Giustizia e con quello degli Esteri oltre che con il presidente del Consiglio è stata sul caso Marò, per prendere conoscenza della situazione  e mettere in moto tutto quello che può essere fatto per il ritorno dei due fucilieri. L’impegno è al massimo».
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