Le parole della settimana: dall’Hijab al Mercato Universale

17 maggio 2014 ore 9:00, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: dall’Hijab al Mercato Universale
Hijab, nella lingua della Repubblica teocratica Iraniana, significa velo. Cartelli in varie località dell’Iran suonano così: “Sorelle, rispettate l’obbligo di indossare l’hijab”. Ma in questi giorni, decine di ragazze iraniane, e anche qualcuna delle loro madri, si sono rifiutate di rispettare l’obbligo
: si sono fatte fotografare senza velo, e hanno invaso una pagina Facebook che ha per titolo “Libertà furtive delle donne iraniane”. Per tutta risposta a Teheran centinaia di altre donne in chador, insieme con gruppi paramilitari, hanno dato vita a una contromanifestazione pro-velo. Difficile per noi capire. Eppure questa è la forza reale, nient’affatto simbolica, dei simboli. Il velo alle donne è dal 1979, anno della Rivoluzione iraniana, una bandiera per il regime, e mancargli di rispetto è un reato, e può costare l’arresto, il carcere, una punizione a frustate. Queste ragazze conoscono la sfida, e conoscono il prezzo del loro gesto coraggioso. Ma hanno ben chiaro che anche solo pochi centimetri conquistati al loro aspetto femminile sono centimetri di libertà. Altre loro coetanee invece, a qualche migliaio di kilometri di distanza, sono state ricoperte dal velo. Sono le studentesse nigeriane rapite da Boko Haram, mostrate in un video tutte velate e sottomesse e con tanta paura negli occhi, per dimostrare che si sarebbero convertite all’Islam. Certo, l’Islam tiene banco, e non solo in queste storie drammatiche, anche nel calcio, che pur dovrebbe essere ancora un gioco (ma è davvero ancora un gioco?). L’Inter si è conquistata l’accesso all’Europa League. Erik Tohir, suo nuovo presidente e padrone indonesiano e islamico, si è affrettato a digitare un messaggio al quotidiano indonesiano Republika: “Grazie ad Allah siamo in Europa”. Parlando invece di un altro dio, il dio denaro dobbiamo spostarci a Londra. È qui la capitale mondiale dei super-ricchi: se ne trovano ben 72 contro i 48 di Mosca e i 43 di New York. E i più ricchi tra questi super ricchi sono due fratelli indiani: Shri e Gopi Hinduija.  Shri e Gopi, che a sentirli nominare sembrerebbero spuntare da un cartone dell’Orso Joghi, col loro patrimonio di 11,9 miliardi di sterline, gestiscono petrolio, case automobilistiche, istituti bancari, società immobiliari e media. E finiamo con una brutta sorpresa, che proprio sorpresa non è, tanto ce l’aspettavamo. Il sindaco di Milano, non contento di aver abbrutito il centro storico e monumentale della città con l’isola pedonale davanti al Castello Sforzesco, ha pensato bene di riempirla con un suck che i benevoli chiamano “mercatino”, e che lui ha invece denominato con ispirazione pindarica “Mercato universale al castello”. (Che vergogna!) Se per caso l’Expo andasse male, di universale ci resterà il mercatino di Pisapia.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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