Spielberg a Cannes 2016. Il "suo" Gigante buono: "Fatto grazie ai miei figli"

17 maggio 2016 ore 12:16, Andrea De Angelis
"Ho fatto qualcosa che avevo sempre voluto fare, una storia sull’amicizia, sulla lealtà, sulla capacità di proteggere le persone a cui si vuol bene, un’avventura che dimostra come una bambina piccola possa aiutare una persona molto grande a risolvere i suoi problemi".  

Così Steven Spielberg presenta a Cannes il suo ultimo gioiello, Il Grande Gigante Gentile, tratto dal classico di Roald Dahl, interpretato da Mark Rylance e straordinariamente in linea con il mondo creativo dell’autore di E.T., tanto che qualcuno tra gli addetti ai lavori si domanda come mai ci sia voluto così tanto tempo per partorire un simile lavoro che, il tempo lo dirà, ha tutti i crismi del capolavoro. 
Applausi convinti salutano l’opera e il regista che, per la quarta volta, è ospite della kermesse. Ma c’è anche chi chiede come mai, in tempi oscuri come quelli che viviamo, l’autore abbia avuto voglia di dedicarsi a una favola. Spielberg risponde che è proprio questo il punto, anzi più il grigio invade i contorni della nostra esistenza, tanto più è necessario riscoprire il buono anche attraverso uno strumento classico e prezioso come quello delle favole. "Quello che mi ha spinto a fare il film è stato il ricordo del tempo in cui leggevo i racconti di Dahl con i miei figli e il modo meraviglioso con cui li vedevo reagire", ha confessato con un pizzico di emozione.  
 
Spielberg a Cannes 2016. Il 'suo' Gigante buono: 'Fatto grazie ai miei figli'
"Tutta la vicenda parla proprio di superamento di barriere legate alla diversità", aggiunge il regista di fama mondiale. Poi un aneddoto davvero suggestivo, una coincidenza importante: "Nel 1982 venni al festival per E.T.: è lo stesso anno in cui Roald Dahl pubblicò il libro per ragazzi che abbiamo adattato per lo schermo".
Quindi parla di supereroi: "Mi piace molto il “Superman” di Richard Donner e “Il cavaliere oscuro” di Nolan, e anche il primo Iron Man, ma il film sui supereroi che più mi ha impressionato è quello che non si è mai preso troppo sul serio: “Guardiani della Galassia”. Alla fine del film ho lasciato la sala con la sensazione di aver visto qualcosa di veramente nuovo in campo cinematografico, libera da ogni cinismo e senza paura di apparire troppo crudo e cupo se necessario". Un complimento importante, che farà la storia (anche) di questo film. 
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